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Dal Mali alle stelle. L'arte dei Dogon a Parigi

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Dal Mali alle stelle. L'arte dei Dogon a Parigi

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I contatti che la leggenda vuole avessero con mondi lontani, sono loro valsi la definizione di figli delle stelle. Sono i Dogon, popolazione africana insediatasi nelle regioni settentrionali del Mali, a cui il parigino Musée du Quai Branly dedica ora una ricca mostra. Più di trecento, fra maschere, statue e utensili gli oggetti proposti al pubblico.

“Il modo in cui l’arte africana ricostruisce la realtà è affascinantissimo – dice Hélène Joubert, una delle responsabili del museo -. Con le maschere per esempio, il ricorso a una scala cromatica limitata e colori naturali o derivati dai minerali come il nero, il bianco e il rosso. Il pubblico è ora finalmente ricettivo, comincia ad apprezzarne la qualità”.

Forme allungate e ricercata trascuratezza dei dettagli, i tratti tipici delle sculture antropomorfe dell’arte Dogon. Specchio di un’ispirazione religiosa e una tensione verso forze sovrumane, all’origine del privilegiato rapporto che si sostiene avessero col cosmo.

“Ci è stato necessario uno studio considerevole per decifrare senso e canoni rappresentativi dell’estetica africana – spiega ancora Houbert – , ma ritengo che oggi anche gli artisti ne siano ormai ormai molto affascinati”.

Un tesoro, quello dei Dogon, di cui l’arte occidentale scopre appieno il valore soltanto dalla fine degli anni sessanta. E che ora è in mostra a Parigi fino al 24 luglio.