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La scalata del Qatar che spaventa l'Arabia Saudita

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La scalata del Qatar che spaventa l'Arabia Saudita

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Un Mirage fa ritorno alla base militare di Suda, avamposto strategico della Nato sull’isola greca di Creta. E’ uno dei sei caccia con cui il Qatar contribuisce al mantenimento della no-fly zone sulla Libia e dimostra il proprio concreto appoggio alla causa dei ribelli.

Oggi incarnato dall’ospitalità offerta alla riunione del “gruppo di contatto”, il sostegno del Qatar agli avversari di Gheddafi lo aveva portato già oltre due settimane fa a guadagnare la palma di primo paese arabo a riconoscere il Consiglio Nazionale di Transizione.

“Sollecitiamo Gheddafi e i suoi uomini ad abbandonare il potere e ad evitare ulteriori spargimenti di sangue – l’invito allora rivolto dal Ministro degli esteri del Qatar Hamad Bin Jabr Al-Thani -. Credo sia l’unica soluzione possibile per uscire al più presto da questa situazione di stallo”.

Primo nella regione anche a prendere parte attiva alla missione in Libia, il Qatar ha così inoltre confermato la volontà di affermare il proprio ruolo strategico nello scacchiere medio-orientale.

Una lunga marcia volta a ridisegnare gli equilibri geo-politici della regione, che ha portato il piccolo e potente emirato a giocare su più tavoli. Dalla sua, oltre alle inestimabili ricchezze derivategli da gas e petrolio, anche la comprovata abilità nel ritagliarsi un ruolo da mediatore e quella di proporsi come voce moderna dei paesi arabi.

Un’immagine a cui ha contribuito in prima linea anche la tv Al Jazeera. Nata nel 1996, foraggiata con fondi statali e 10 anni dopo arricchitasi del servizio in lingua inglese, con le proprie cronache delle rivoluzioni arabe l’emittente ha regalato al Qatar una visibilità senza precedenti e corroborato una percezione dell’emirato come paladino della democrazia nella lotta contro l’oppressione.

Un’operazione di maquillage e comunicazione che consente a Doha di mettere a segno un altro importante centro: l’organizzazione dei Mondiali di calcio del duemilaventidue.

Un palcoscenico mediatico che concentrerà gli occhi del mondo su questo piccolo emirato dalle spropositate ambizioni, regalandogli per qualche settimana quella l’agognata ribalta sull’ingombrante vicino saudita.

Un sogno che il congiunturale precipitare degli eventi autorizza ora a pensare non sia del tutto privo di fondamento. Mentre le condizioni di salute del sovrano Abdullah indeboliscono il gigante saudita, i suoi maldestri passi in politica estera e il sostegno militare all’invisa dinastia regnante sunnita in Bahrain rischiano di offuscarne ulteriormente l’immagine a tutto vantaggio del Qatar.