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Costa d'Avorio: catturato Gbagbo, trionfo di Ouattara ma si temono violenze

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Costa d'Avorio: catturato Gbagbo, trionfo di Ouattara ma si temono violenze

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Laurent Gbagbo è ormai prigioniero di Alassane Ouattara: l’ex presidente ivoriano è stato catturato nella sua residenza e portato all’Hôtel du Golfe, da mesi quartier generale di Alassane Ouattara, riconosciuto presidente da parte della comunità internazionale. Almeno trenta blindati francesi sono stati visti entrare nel recinto della residenza presidenziale: la Francia nega di aver preso parte all’arresto, ma certamente lo ha quantomeno favorito.

Con Gbagbo c’era la moglie, il cui voto teso, assorto in preghiera, è stato mostrato dalla tv di Ouattara e ritrasmesso nel mondo via satellite.

Con voce tremante, Gbagbo ha lanciato l’appello alla resa: “voglio che la finiamo qui, la crisi civile, che la si chiuda rapidamente, perché il Paese si riprenda”.

L’arresto di Gbagbo non significa la pace, nonostante gli appelli e le promesse, anche da parte di Ouattara. Le immagini del figlio di Gbagbo, portato sanguinante, e dei sostenitori salvati a fatica dal linciaggio persino davanti alle telecamere, nello stesso albergo in cui si proclamava la pacificazione del paese, saranno difficili da dimenticare per chi ha sostenuto Gbagbo. Lontano dalle telecamere, nei villaggi, esazioni, stupri, esecuzioni sommarie sono stati già documentati nei giorni scorsi, ed attribuiti dalle organizzazioni umanitarie ad entrambi i campi. Il timore è che questo sia destinato a proseguire a lungo, in misura difficilmente controllabile.