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Icesave, una guerra fra poveri

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Icesave, una guerra fra poveri

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L’Islanda rischia il tribunale, dopo la vittoria del no al referendum sull’accordo Icesave. A portare il paese nordico di fronte alla giustizia sarebbero Regno Unito e Paesi Bassi, che chiedono il rimborso dei debiti generati dal fallimento, nel 2008, della banca islandese on line Icesave. L’accordo d’indennizzazione è stato respinto sabato da quasi il 60 per cento degli elettori.

Il rimborso richiesto ammonta a 3,9 miliardi di euro. L’accordo prevedeva il versamento della somma dilazionato su trent’anni, a partire dal 2016, a un tasso d’interesse del 3 per cento per i Paesi Bassi e del 3,3 per cento per il Regno Unito.

Ieri, il presidente islandese, Olafur Ragnar Grimsson, ha tenuto a precisare che con il no al referendum – il secondo dopo quello del marzo 2010 – gli elettori non hanno respinto il risarcimento del debito, ma l’ammontare dei tassi d’interesse; “Non è affatto vero che la Gran Bretagna e i Paesi Bassi non riavranno i loro soldi, come spesso dicono loro. Recupereranno anzi ingenti quantità di denaro, fino a sette, otto, nove o dieci miliardi di dollari”.

Quando la crisi dell’autunno 2008 travolse le banche in Islanda, lo Stato si portò garante dei depositi sull’isola, ma non per le banche islandesi operanti all’estero, come Icesave, filiale di Landsbanski. Furono i governi britannico e olandese a fare da paracadute per le migliaia di risparmiatori dei loro paesi attratti dai tassi fra il 5 e il 6 per cento promessi da Icesave.

È questo il debito che gli elettori islandesi si sono rifiutati ancora una volta di accollarsi, anche se la maggior parte della somma sarà coperta dalla vendita delle attività di Landsbanski.

Anche così, gli islandesi si troveranno infatti sul collo un debito di 10.400 euro per abitante. Una somma pesante per chi, come il tecnico informatico Olafur Gardarsson, si è trovato costretto a vendere la sua casa perché travolto dalla crisi: “Un’esperienza del genere è orribile per chiunque. Ho rischiato di perdere la mia famiglia per questo. Perciò no, non è qualcosa che posso prendere alla leggera”.

È una guerra fra poveri. Nel fallimento di Icesave, tre anni fa, sono stati coinvolti 340 mila cittadini britannici e olandesi. Ora la palla passerà probabilmente alla giustizia europea.