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Referendum in Islanda sul debito Icesave

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Referendum in Islanda sul debito Icesave

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Referendum in Islanda sulla restituzione del debito nei confronti di Regno Unito e Paesi bassi, creato dal fallimento di tre banche islandesi nel 2008. Il Primo ministro, Jóhanna Sigurðardóttir, è fiduciosa che i cittadini accettino di pagare i 5 miliardi di euro in ballo.
 
“È importante che il risultato sia un chiaro sì. In casi come questo, è difficile se ci sono pochi voti di scarto, quindi spero che la maggiornaza del sì sia schiacciante, anche se affronteremo qualunque risultato uscirà dalle urne”.
 
Il Parlamento ha appoggiato la decisione di saldare il conto, concordata coi governi olandese e britannico, ma di fronte al rifiuto del Presidente di firmare l’accordo, la parola è passata al popolo. 
  
“Credo che molti fossero indecisi fino all’ultimo su cosa votare”, dice questo ragazzo. “Probabilmente molte persone hanno continuato a rifletterci con la scheda di voto già in mano”. 
 
“Non conta molto se votiamo sì o no. In ogni caso, abbiamo un problema” aggiunge un altro votante. “La differenza è che non sappiamo cosa succederà se votiamo no, mentre sappiamo cosa succederà se votiamo sì. Per questo ho votato sì”.
 
I fautori del sì insistono che saldare i conti col passato aiuterà a far uscire il Paese dalla recessione in cui si trova dall’inizio della crisi, ma i primi sondaggi, a metà della giornata di voto, davano il no in vantaggio.