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Perù: Ollanta Humala favorito alle presidenziali

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Perù: Ollanta Humala favorito alle presidenziali

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Ollanta Humala, ex militare e nazionalista di sinistra è il candidato favorito delle presidenziali di domenica in Perù. I sondaggi lo danno in testa con il 28% delle preferenze.

Segue in seconda posizione, al 21% Keiko Fujimori, figlia dell’ex presidente dal pugno di ferro Alberto Fujimori, ora in prigione con l’accusa di violazione dei diritti dell’uomo. Considerata l’ombra del padre, Keiko, di 35 anni, è la candidata più giovane.

A scendere nei sondaggi,è l’ex presidente e primo politico quechua del paese, Alejandro Toledo. Poco tempo fa dato per favorito, Toledo, attestato ora al 18%, sembra risentire delle divisioni del fronte di centro-sinistra.

Tutti i 5 candidati in lizza hanno promesso la ridistribuzione della ricchezza tra i peruviani.

Senza però mettere in discussione il modello di economia di mercato.

Il Perù ha vissuto il boom economico nel 2005 con le esportazioni di materie prime. Una crescita del 6% attestata a 8,7% nel 2010.

Ne ha benificiato la classe media, tanto che nella classifica dell’ONU sullo sviluppo, il Perù è risalito di 25 posizioni.

Ma la Banca Mondiale ha ricordato che il paese, malgrado la crescita economica, ha gravi diseguaglianze sociali. Il Perù per esempio è tra i 3 paesi dell’America Latina, in cui l’accesso al servizio sanitario, è escluso alla maggioranza della popolazione.

Un terzo dei 29 milioni di peruviani vive sotto la soglia di povertà, con meno di tre euro al giorno.

Ma secondo Ollanta Humala le discriminazioni verso i più poveri sono finite. Nel corso della campagna elettorale ha promesso che la prosperità del paese verrà condivisa.

“Chi ha soldi ha accesso a cure sanitarie di qualità – ha detto Humala – e chi è povero può solo stare a guardare. A partire dal 28 luglio creeremo l’assistenza sanitaria generale, totalmente gratuita per tutti i peruviani e le peruviane”.

Dichiarazioni a parte nella sua corsa verso la presidenza Humala, negli ultimi mesi ha corretto l’immagine troppo populista, affidandosi agli strateghi di Lula, che avevano portato l’ex presidete brasiliano alla vittoria nelle consultazioni del 2002.