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Le rivolte popolari in Medio Oriente e Israele

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Le rivolte popolari in Medio Oriente e Israele

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Cosa cambia per Israele dopo l’ondata di rivolte nel Mediterraneo? Ne hanno discusso a Parigi, nella due-giorni organizzata dalla European Jewish Union, parlamentari della Knesset, politologi e docenti universitari.

Al centro dei lavori la tutela della identità ebraica, alla luce dei grandi cambiamenti come le rivolte nell’Africa del Nord e in Medio Oriente. E ciò non solo nei paesi non democratici come spiega il politologo Alexander Zanzer.

Alexander Zanzer, analista:

“La sfida per Israele non riguarda la sua democrazia,è capire piuttosto che potrebbero esserci nuove voci democratiche. Finora Israele aveva paura dell’ignoto. Gli Israeliani hanno paura di chi andrà al potere, temono che ci saranno pseudo -democrazie che in otto mesi cambieranno pelle: di fronte a loro si presenteranno barbuti, con tuniche nere e kalachnikov, questa è la loro paura. Non penso che questo accadrà, perché televisione e social network hanno cambiato la percezione della realtà”

La velocità con cui gli avvenimenti si modificano è un bene ma non per tutti.

Il conflitto non viene meno, e per Israele il rischio per la propria sicurezza rimane. Anastassia Michaeli, deputata alla Knesset.

Anastassia Michaeli, deputata della Knesset

“A volte anche la firma di un trattato non porta alla pace nella realtà, in Israele ci sono ancora attacchi terroristici e ancora sopravviviamo, è terribile,. Non dobbiamo sopravvivere, ma vivere pienamente in un mondo pacifico”.

La sfida lanciata dalle rivolte popolari riguarda anche i paesi democratici, chiamati a interrogarsi su come proteggere la comunitâ rispettando le differenze.