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American Ballet e Bolshoi: pace a Mosca dopo il caso Baryshnikov

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American Ballet e Bolshoi: pace a Mosca dopo il caso Baryshnikov

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Dopo oltre 40 anni, l’American Ballet Theater è tornato a esibirsi a Mosca. Palcoscenico d’eccezione quello del Teatro Bolshoi, che nell’ambito del secondo Festival Rostropovic ha così messo in scena anche una storica riconciliazione con il celebre corpo di balletto statunitense: reo, nel 1974, di avergli “sottratto” la sua vedette dell’epoca Mikhail Baryshnikov, che durante una tournée in Canada aveva poco prima chiesto asilo politico a Toronto.

“E’ un grande onore essere a Mosca – dice Sasha Radetsky, uno dei ballerini – un grandissimo onore. Per me che ho studiato un anno alla scuola del Bolshoi, tornare qui ed esibirmi nel teatro del Bolshoi è la realizzazione di un sogno, che coltivavo fin da bambino”.

Fra i balletti messi in scena per l’occasione anche “Fancy-Free”: cavallo di battaglia dell’American Ballet Theatre scritto da Leonard Bernstein e coreografato da Jerome Robbins. Un omaggio al musical broadwayano, rappresentato per la prima volta a New York nel 1944.

“L’American Ballet Theatre – dice Marcelo Gomez, un altro dei suoi ballerini – è rinomato per la molteplicità di scuole a cui attinge. I suoi membri vengono da tutto il mondo ed è questo che rende unica la nostra tecnica, la nostra compagnia. Credo insomma che dipenda proprio da questo: abbiamo ballerini cubani, ballerini russi, ballerini francesi, brasiliani… Una tale varietà, che ci rende unici”.

A strappare gli applausi del pubblico è poi stato anche la prima di “Trojka”: balletto su musiche di Bach, che il coreografo statunitense Benjamin Millepied ha allestito appositamente per l’occasione e dedicato al violocellista e direttore d’orchestra Rostropovich, a cui è intitolato il festival.