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Pechino si ritiene immune dal rischio di una rivoluzione dei gelsomini

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Pechino si ritiene immune dal rischio di una rivoluzione dei gelsomini

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La Cina sta seguendo gli eventi nel mondo arabo con apprensione. In passato, repressioni contro chi chiedeva la democrazia non si sono fatte attendere. Anche adesso i segnali di malcontento non mancano. Per discutere della situazione, Euronews ha intervistato Robert Lawrence Kuhn, analista politico e autore del saggio “Come pensano i leaders cinesi”.

Euronews:
Professor Kuhn, che possibilità ci sono di vedere una rivoluzione dei gelsomini in Cina e come potrebbero rispondere le autorità?

R.L. Kuhn:
E’ molto difficile che in Cina possa accadere a breve quello che vediamo nei paesi arabi.

Secondo quello che mi hanno riferito alcuni leader cinesi, oggi mi trovavo con due ministri che mi hanno spiegato le 3 ragioni che rendono impossibile una rivoluzione dei gelsomini.

La prima è economica: mai prima d’ora nella storia del paese così tante persone hanno migliorato la loro qualità della vita come è avvenuto in Cina negli ultimi 30 anni.

Ci sono squilibri e problemi. Certo. Ma la gente ammette che la stabilità è necessaria perchè il tenore di vita continui a crescere.

La seconda ragione è nel modo i cinesi si occupano dei giovani: nel mondo arabo, hanno sottolineato i due ministri, oltre il 50 per cento della popolazione è giovane. In Cina, grazie al controllo delle nascite la percentuale è inferiore. Ma la cosa ancora più importante è che i leader cinesi si sono impegnati a garantire lavoro per i giovani.

Secondo loro, dei 6,4 milioni di laureati l’anno scorso, tra l’ 80 e il 85% hanno trovato un impiego.

La terza è la riforma politica. I leader hanno dei limiti per il loro mandato. I ministri devono andare in pensione a 65 anni, i membri del Politburo a 70 anni e anche il segretario generale del partito comunista che è il leader del paese deve ritirarsi dopo due mandati. Le regole sul termine dei mandati sono molto importanti per prevenire quanto è successo nel mondo arabo

Euronews:
La Cina ha di nuovo perseguitato i dissidenti e i blogger, ma ci sono dei segni di divisione all’interno delle autorità?

R.L. Kuhn:
Non è del tutto chiaro. Alcuni dirigenti hanno parlato, in particolare il premier Wen Jiabao, di una riforma politica. Ma forse in Occidente abbiamo caricato la questione molto più di quello che è la realtà in Cina.

Forse su specifiche questioni, ci sono delle differenze, come ad esempio l’assegnazione delle risorse tra i diversi attori presenti nella società. Ma credo che le autorità siano in questo momento d’accordo su come trattare dissidenti.

Euronews:
Come possiamo interpretare la posizione cinese sulla Libia al Consiglio di sicurezza dell’Onu?
Pechino non ha posto il diritto di veto, ma il tacito appoggio continuerà nel caso in cui il conflitto si trascinerà o avrà un ‘escaltation?

R. L.Kuhn:
La situazione in Libia ha messo la Cina in una posizione contraddittoria. Da un lato, Pechino è strenuamente contraria alle interferenze oltre i confini e difende la sovranità delle nazioni.

Pechino teme che le risoluzioni possano essere utilizzate, e ritorcersi contro nel caso di dispute interne.

Quindi non ha espresso il veto, ma sulla stampa cinese, a diversi livelli, l’intervento occidentale è stato criticato. Le autorità cinesi stanno cercando di rimanere in equilibrio tra queste contraddizioni, ma non è una situazione di facile gestione.

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