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Giappone: radiazioni in mare 3.355 volte superiori alla norma

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Giappone: radiazioni in mare 3.355 volte superiori alla norma

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Iodio 131 radioattivo in quantità enormi in Giappone. Il tasso di questa sostanza rilevata nel mare a qualche centinaia di metri dalla centrale di Fukushima è 3.355 volte superiore alla norma, ha annunciato Tepco.

Raffreddare i reattori con l’acqua ha un vantaggio, tenere a freno la temperatura nell’impianto, e un rischio, accrescere lo strato di sostanze radioattive.

Il Giappone starebbe valutando di coprire i tre reattori danneggiati.

L’agenzia per la sicurezza nucleare e industriale minimizza: la radiottività sostiene si diluisce con le maree. “La gente non beve acqua di mare e con le correnti il materiale radioattivo si dissolve rapidamente”, afferma il vice direttore generale Hidehiko Nishiyama. “Inoltre visto che il tempo di dimezzamento dello iodio 131 è di otto giorni, quando i prodotti del mare saranno consumati dagli esseri umani i livelli saranno già diminuiti notevolmente”.

Settantamila persone sono già state allontanate dalle loro abitazioni in un raggio di venti chilometri dalla centrale di Fukushima. Il governo potrebbe estendere la zona di esclusione a 30 chilometri.

Con i villaggi ridotti in macerie dal sisma e dallo tsunami dell’11 marzo oltre 175 mila persone vivono nei rifugi. A Rikuzentakata si cerca di ricostruire: il 75 per cento degli edifici è stato spazzato via. Morti o scomparsi quasi metà degli abitanti.

“Non credo ci riprenderemo presto”, dice un abitante, “ognuno comunque deve dare il proprio contributo per poter tornare alla normalità”.

Secondo l’ultimo bilancio ufficiale i morti sono oltre undicimila, più di sedicimila i dispersi. Si stima che il costo del disastro si aggiri intorno ai 300 miliardi di dollari, circa 213 miliardi di euro.