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Lampedusa, 10 anni in balia dell'emergenza sbarchi

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Lampedusa, 10 anni in balia dell'emergenza sbarchi

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Per Lampedusa, la quotidianità degli sbarchi è iniziata poco più di una decina di anni fa. Un flusso che ha elevato l’isola siciliana, suo malgrado, agli onori delle cronache nazionali e internazionali.

A determinare il destino di Lampedusa, la sua collocazione geografica, alla frontiera meridionale dell’Europa. Meno di cento chilometri la separano dalle coste tunisine e questo la rende una meta privilegiata per migliaia di migranti in fuga da guerra o povertà.

I primi sbarchi risalgono alla metà degli anni Novanta. Nel 2000, sono 239 e aumentano di anno in anno fino al record di 36mila nel 2008. Poi diminuiscono, ma le rivolte nel mondo arabo provocano una nuova impennata. Gli arrivi sono più di ventimila quest’anno. Cinquemila in una sola settimana, su una popolazione di 6000 abitanti. Quanto basta per creare una situazione esplosiva.

Concetta Billeci, residente: “Lo sa il governo che noi stiamo mandando via i bambini? Non lo sa il governo. La maggior parte di noi mamme manda via dai parenti i bambini perché l’aria qui non è più respirabile”.

Uno dei problemi che assillano gli isolani è il rischio di un’emergenza sanitaria, con l’eventualità che si diffondano epidemie. Il centro di identificazione ed espulsione, costruito per ospitare 820 persone, è largamente insufficiente. Perciò, fuori dalle sue mura sono accampati in quattromila, senza servizi igienici. E il comune non riesce a dare da mangiare a tutti.

Al dramma umano si aggiunge quello ecologico. Migliaia di rifiuti finiscono ogni giorno in mare, minando le basi su cui si fonda l’economia dell’isola. Lampedusa vive di pesca e turismo. La prima è entrata in crisi da tempo, in parte perché il pesce inizia a scarseggiare, e in parte a causa della concorrenza dei pescherecci tunisini. Quanto al turismo, era rinato nel 2009, con il crollo degli sbarchi. Ma adesso la stagione rischia di essere condannata.

Salvatore Martello, imprenditore ed ex sindaco di Lampedusa: “Non è che si può passare da ottocento e seimila, perché altrimenti si rompono gli equilibri. E come si rompono gli equilibri nel centro, si rompono gli equilibri anche nei confronti di una cittadinanza che è piccola e che ha bisogno di vivere tranquillamente”.

Lampedusa attende la solidarietà delle altre regioni italiane e quella dell’Europa. Nel frattempo, non può che stringere i denti.