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Iran, Cina, Usa: dove il boia è duro a morire

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Iran, Cina, Usa: dove il boia è duro a morire

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Cina, Yemen, Arabia Saudita, Iran, ma anche Stati Uniti. Pecore nere nel rispetto dei diritti umani e presunti esportatori di democrazia, accomunati da un macabro credo: quello della pena di morte.

527 in tutto il mondo le esecuzioni censite da Amnesty International nel suo rapporto sulla pena capitale del 2010. Quasi 200 in meno rispetto all’anno precedente.

“Il mondo ha imboccato la direzione giusta – dice Nicolas Berger, direttore dell’ufficio di Bruxelles di Amnesty International -. Il sostegno all’abolizione della pena di morte sta crescendo. E’ stata bandita in un altro paese, il Gabon, in Africa. Ma si registrano bilanci anche decisamente meno positivi. La situazione peggiore è in Cina, di gran lunga il leader mondiale in termini di esecuzioni, ma non bisogna dimenticare anche Stati Unti, Arabia Saudita, Iran”.

Soltanto in Cina, le esecuzioni sarebbero migliaia. Una situazione tanto critica da indurre Amnesty International ad astenersi per la prima volta da più precisi conteggi. Troppo ampio il divario stimato tra cifre ufficiali e reali e troppo fitto il segreto mantenuto da Pechino su modalità e frequenza, con cui la pena di morte viene applicata nel paese, per reati che spaziano dallo spaccio di droga al semplice furto.

96 i paesi che al mondo hanno abolito la pena di morte. 34 quelli che l’hanno di fatto sospesa. 56 continuano però a praticarla. 27 le esecuzioni in Arabia Saudita nel 2010. 46 negli Stati Uniti. 252 in Iran, secondo le cifre ufficiali.

Negli Stati Uniti, secondo il rapporto annuale di Amnesty International, le condanne alla pena capitale ancora pronunciate lo scorso anno sarebbero state almeno 110. Sempre meno, tuttavia, gli stati che ancora praticano le esecuzioni. Sedicesimo ad abolirle, poche settimane fa, l’Illinois.

Pesanti, infine le ombre sull’Iran. Le organizzazioni non governative sospettano Teheran di un incisivo maquillage sulle cifre. Il computo reale ammonterebbe secondo loro ad almeno il doppio di quello ufficiale. Un dato che allarma anche alla luce del fatto, che vengono puniti con la pena di morte anche l’adulterio e l’omosessualità.