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Saleh detta condizioni, Yemen spaccato in 2

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Saleh detta condizioni, Yemen spaccato in 2

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È sulla figura di Ali Abdallah Saleh che lo Yemen si spacca: a sinistra i suoi sostenitori, a destra gli antiregime che da settimane chiedono le sue dimissioni. Per dividerli, oggi a Sanaa, l’esercito ha sparato in aria.

Le contestazioni non aiutano il paese, ha detto Saleh alla folla.

Dopo lo stato d’emergenza e il pugno di ferro, incalzato dalla piazza e dalla comunità internazionale, il presidente ha promesso di lasciare il potere dopo trentadue anni.

Ma solo in mani sicure, ha detto, solo a un uomo del mio partito, mentre falliscono le trattative avviate con un generale passato alla rivolta.

Condizione che i manifestanti non sono disposti ad accettare, pronti a tornare in strada, ogni venerdì dopo la preghiera, finché Saleh resta: “Chiediamo al presidente di lasciare e abbandonare il potere per evitare altro spargimento di sangue”, dice Sadek Ahmad Hammad Albohari, “perché la gente continuerà a ribellarsi fino a quando il regime non cadrà”.

In un giorno solo, il 18 marzo, 52 persone sono state uccise. Una repressione che ha fatto il vuoto intorno al presidente, abbandonato via via da autorità religiose, capitribù e militari.