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Operazione in Libia: è ancora disaccordo sul comando

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Operazione in Libia: è ancora disaccordo sul comando

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Cinque giorni di bombardamenti in Libia e ancora nessun accordo tra le forze della coalizione internazionale in quanto al comando della missione. Da giorni in seno alla Nato si discute del ruolo dell’Alleanza che sulla scena libica si gioca parte della propria credibilità.

Gli Stati Uniti non nascondono la volontà di assumere una posizione il più possibile defilata, limitandosi a sorvegliare la zona di esclusione aerea, intercettare le comunicazioni libiche e occuparsi dei rifornimenti. Se britannici e americani sostengono la guida Nato per le operazioni, la Turchia in quanto membro dell’Alleanza vuole limitarsi a partecipare al controllo dell’embargo militare da parte della Libia.

Ahmet Davutoglu, Ministro degli Esteri turco: “Noi riteniamo inappropriato che la Nato prenda il comando della missione da un lato se dall’altro lato le forze della coalizione portano avanti delle operazioni parallele e separate”.

E’ la Francia il Paese più contrario a dare l’etichetta NATO alla missione. Inoltre, Parigi interpreta la risoluzione Onu che dà il quadro legale alle operazioni ben oltre la protezione dei civili. Ecco le parole del Ministro degli Esteri francese Alain Juppé: “Si tratta di proteggere i civili, ma anche di mettere gli oppositori di Gheddafi, che si battono per la democrazia e la libertà, nella condizione di riprendere vantaggio. È per questo che i nostri unici bersagli sono i mezzi militari di Gheddafi”.

Non certo un dettaglio: dal mandato Onu dipenderanno i limiti alla missione circa l’uso della forza nella regione.