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"L'operazione in Libia ha indebolito la diplomazia europea"

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"L'operazione in Libia ha indebolito la diplomazia europea"

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Maxime Biosse Duplan, euronews:
Benvenuto a Pascal Chaigneau, professore di Scienze politiche all’Università di Parigi Descartes.

La coalizione internazionale, a quasi una settimana dall’inizio dell’intervento in Libia, afferma che la flotta aerea di Gheddafi è neutralizzata. Quali sono secondo lei i prossimi obiettivi?

Pascal Chaigneau:
Bisogna far rispettare la zona di esclusione aerea, tramite la permanenza dell’aviazione internazionale nei cieli libici, e al contempo, dopo aver identificato gli obiettivi a terra, occuparsene in maniera selettiva. Si assisterà dunque al seguente fenomeno: le operazioni continueranno, ma diminuiniranno in numero. La difficoltà è trovare l’obiettivo strategico. Perché se l’obiettivo strategico è l’eliminazione di Gheddafi, la sfida tattica è che l’esercito lo lasci: circostanza che, tranne qualche unità isolata, non si sta verificando.

euronews:
pensa che si possa verificare, a breve o medio termine?

Chaigneau:
si può constatare che l’esercito non si è indebolito con i bombardamenti. Inoltre, c‘è il rischio della frammentazione del Paese: uno scenario possibile, ma poco accettabile è la spartizione in due, con Gheddafi che resterebbe in Tripolitania e che negozierebbe la sua uscita di scena. È un’ipotesi improbabile, visto che gli è stato detto che sarà giudicato dalla Corte penale internazionale. A partire da quel momento, Gheddafi ha adottato un atteggiamento intransigente e finché avrà dei fedeli, anche poco numerosi, sarà fermo su questa posizione radicale.

euronews:
sul piano diplomatico gli Stati Uniti, che vogliono evitare a tutti i costi un nuovo conflitto come l’Iraq o l’Afghanistan, sostengono il ruolo della NATO nelle operazioni. Questo crea però delle divisioni nella comunità internazionale: perché?

Chaigneau:
la Francia non vuole assolutamente che appaia la bandiera della Nato, che rappresenta l’Occidente. Sarebbe una mossa maldestra, conoscendo la Libia in particolare e il mondo arabo in generale, di mettere all’intervento l’etichetta dell’Occidente.

Per quanto riguarda la reazione americana, gli Stati Uniti non vogliono essere in prima linea a livello di decisioni perché essendo coinvolti in due conflitti in Paesi musulmani non vogliono passare per quelli che iniziano un terzo conflitto in un altro Paese musulmano.

euronews:
tra Parigi e Londra che sono in prima linea, e Berlino che invece si è tirata subito indietro, l’Unione europea è divisa sulla Libia. Come trovare una posizione comune?

Chaigneau:
è chiaro che la prima vittima collaterale di questa operazione è stata la coppia franco-tedesca ed è altrettanto vero che nel corso degli anni si è gradualmente affermato un asse tra Parigi e Londra in materia di difesa. Sincermente, però, questa operazione in Libia ha reso la diplomazia europea più fragile. Non possiamo nasconderlo: i dissensi sono stati più numerosi dei consensi e l’asse franco-tedesco ne uscirà indebolito per lungo tempo.