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I ribelli stentano nonostante i raid. Bombe su Misurata

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I ribelli stentano nonostante i raid. Bombe su Misurata

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Non bastano i bombardamenti sulla Libia, per rilanciare la controffensiva via terra dei ribelli. Alle porte di Agedabia cantano vittoria e ostentano i trofei dei raid internazionali, ma la città, crocevia strategico a poco più di centocinquanta chilometri da Bengasi, resta ancora in mano ai fedeli di Gheddafi.

Disorganizzati, privi di mezzi e senza un vero comando, gli oppositori del rais si affidano qui all’improvvisazione ma non perdono la speranza. In pochi giorni, dicono, marceremo su Tripoli.

Tutt’altro lo stato d’animo, nelle strutture sanitarie di Bengasi. Secondo un quotidiano tunisino, alle sue truppe che tentano di riprendere la città, Gheddafi avrebbe anche ordinato di violentare le donne.

“Non credo che Gheddafi abbia scatenato un’offensiva del genere per limitarsi a punire il suo popolo – dice un medico dall’ospedale di Bengasi -. Credo piuttosto che voglia uccidere la gente e distruggere la città. Il suo non è l’atteggiamento di un padre o di un leader che tira le orecchie ai figli per dirgli di non fare qualcosa”.

Sempre più critica, non lontano da Tripoli, anche la situazione di Misurata. Mentre cibo e acqua scarseggiano, ai bombardamenti delle forze lealiste, si sarebbero nelle ultime ore aggiunti anche quelli internazionali.