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"La Libia è un'opportunità per l'Europa di avere un ruolo a livello internazionale" Claude Moniquet, esperto in sicurezza geostrategica

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"La Libia è un'opportunità per l'Europa di avere un ruolo a livello internazionale" Claude Moniquet, esperto in sicurezza geostrategica

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I caccia francesi Rafale sono stati i primi a solcare i cieli della Libia, mentre ancora era in corso il vertice di Parigi. Un protagonismo che, sul momento, ha irritato alcuni membri della coalizione internazionale, e che ora alimenta il dibattito sull’opportunità di affidare il coordinamento delle operazioni alla Nato.

Il tandem Londra-Parigi, che all’Onu ha guidato l’offensiva diplomatica contro Gheddafi, ora è guardato con sospetto. Il motivo lo abbiamo chiesto a Claude Moniquet.

Sophie Desjardins, euronews: Claude Moniquet, lei è un esperto di questioni strategiche e di sicurezza, è il fondatore di un istituto specializzato in ricerca geostrategica a Bruxelles. Dall’inizio dell’intervento in Libia da parte della coalizione, ci si pone una domanda: perché la Libia è diventata una guerra franco-britannica? Perché proprio questi due Paesi in prima linea?

Claude Moniquet, Centro europeo per l’intelligence strategica e la sicurezza: è una domanda delicata, perché da una parte ci sono sicuramente le buone intenzioni: aiutare il popolo libico oppresso dai bombardamenti e dagli attacchi del regime di Gheddafi. Dall’altra parte, chiaramente – o almeno questo è quello che si dice nei corridoi – ci sono degli scheletri negli armadi che possono essere imbarazzanti. La Francia aveva ricevuto il colonnello Gheddafi in pompa magna due o tre anni fa, anche se non è certo l’unico Paese ad averlo fatto. Poi, a inizio anno, c‘è stato l’episodio tunisino, la vicenda dei viaggi dell’allora Ministro degli Esteri, Michèle Alliot Marie in Tunisia, quindi ci potrebbe essere da parte della Francia il tentativo di far dimenticare questi episodi. Per quanto riguarda il Regno Unito, senza dubbio ha un ruolo il negoziato di due anni fa per liberare il terrorista Ali Mohamed al-Megrahi, l’agente libico che era stato condannato all’ergastolo per l’attentato di Lockerbie e che è stato liberato per via di un tumore senza la certezza che fosse davvero malato e in ogni caso per via di interessi britannici nel petrolio.

euronews: il figlio di Gheddafi la settimana scorsa ha dichiarato alla nostra televisione di avere le prove di un finanziamento da parte del regime alla campagna di Nicolas Sarkozy. Pensa che questa imbarazzante accusa possa aver avuto un ruolo sulla posizione interventista francese?

Moniquet: no, penso di no. Non credo che Gheddafi abbia veramente finanziato questa campagna, non dimentichiamo che siamo di fronte ad un personaggio che mente professionalmente da 20, 30 anni. Suo figlio Saif Al Islam ha imparato da lui, quindi secondo me siamo davanti ad una pura propaganda di guerra che mira a screditare l’operazione.

euronews: quindi lei pensa che sia solo propaganda, che le prove di cui parla siano pura fantasia?

Moniquet: vedremo, se un giorno queste prove usciranno fuori, allora le giudicheremo.

euronews: secondo lei, ci sono altri interessi in gioco che riguardano Francia e Gran Bretagna?

Moniquet: il principale interesse è quello di prendere una posizione politica nel mondo arabo, dal momento in cui questo mondo negli ultimi tre mesi è in totale subbuglio. Penso sia un interesse politico nobile e che spiega perché era necessario intervenire. Il secondo elemento che chiarisce perché sia stata un’operazione essenzialmente franco-britannica è che gli americani non vogliono essere in prima linea, e a ragione. L’intervento americano in Iraq non è ancora finito e ha lasciato un amaro ricordo agli arabi. Pertanto una coalizione guidata dagli americani potrebbe creare non pochi problemi.

euronews: quindi c‘è una volontà da parte di queste potenze europee di rafforzare la propria credibilità sulla scena internazionale, in special modo nei confronti degli Stati Uniti?

Moniquet: sicuramente si è aperta un’opportunità per l’Europa di esistere a livello internazionale. Non si tratta di opportunità frequenti, e poi se c‘è una regione dove l’Europa può pretendere di avere un ruolo a livello globale, questa regione è proprio l’Africa, soprattutto l’Africa del nord.

La Libia, ma anche il Marocco, l’Algeria, la Tunisia, per l’Europa sono l’altro lato della strada, sono i nostri vicini, Paesi con cui abbiamo una storia comune e con cui l’Europa ha rapporti da secoli. Penso sia una buona politica mostrare che siamo interessati a queste situazioni e che siamo vicini a questi popoli.