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Missione in Libia: l'Unione divisa

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Missione in Libia: l'Unione divisa

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I 27 divisi sulla missione Onu in Libia, ritrovano una sorta di unità nell’approvare l’accordo per rafforzare le sanzioni contro il regime del Colonnello.

L’accordo sulle nuove misure contro Gheddafi non cela però la frattura che l’attuazione della no-fly zone ha determinato tra i Paesi europei.

Cathrine Ashton:

“Contribuendo comunque in modo diverso, l’Unione e i suoi stati membri sono determinati a agire insieme e risolutamente con tutti i partner internazionali, in modo particolare con la Lega araba e per dare pieno effetto a questa nostra decisione chiediamo a Gheddafi di abbandonare il potere”.

La Germania si è opposta fin dall’inizio a un intervento :

Guido Westerwelle, ministro degli Esteri tedesco:

“Non partecipiamo inviando soldati. Questo non vuol dire che restiamo neutrali e non vuol dire neuppure che abbiamo simpatia per il colonnello. Significa che vediamo i rischi e se ascoltiamo attentamente quello che ha detto ieri la Lega araba purtroppo constatiamo che le nostre preoccupazioni sono fondate”.

Le voci di dissenso ci sono anche all’interno della coalizione, che da parte europea vede la partecipazione di Francia, Gran Bretagna, Italia, Belgio, Danimarca, Grecia, Spagna.

Franco Frattini, ministro degli Esteri italiano:

“Penso che non ci debba essere una guerra in Libia. Crediamo che da una colazione di volentari si debba passare a un approccio più coordinato sotto comando Nato”.

La missione militare in Libia è stata finora un successo per il ministro degli Esteri francese Alain Juppé, il cui governo, insieme a quello britannico, ha per primo in europeo caldeggiato un intervento militare.