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Giappone: freddo e neve sui superstiti

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Giappone: freddo e neve sui superstiti

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L’accumulo delle emergenze. Nel Nord del Giappone la situazione dopo il terremoto e lo tsunami sarebbe già catastrofica. Ma all’assenza di cibo, acqua, strutture per accogliere evacuati e sopravvissuti, un’inverno particolarmente rigido, si aggiunge il terrore numero uno: il rischio contaminazione. A Kamaishi, dove la diga anti-tsunami non ha retto, gli abitanti sono allo stremo.

“Avrei bisogno di una doccia…Ma in condizioni del genere è chiedere troppo. Fa freddo. Ci vorrebbe del cherosene” dice un abitante della zona.

Mentre la conta delle persone disperse è ormai giunta a quota 10.000, le polemiche sulla lentezza e poca organizzazione dei soccorsi si moltiplicano. Code davanti ai supermercati sempre meno riforniti e ai distributori in cui la benzina scarseggia sono la norma.

Nella prefettura di Yamagata, a Nord di Fukushima da dove oltre 70.000 persone sono state evacuate, la popolazione trova sistemazione in locali sportivi e scuole.

Intanto ad altre 140.000 persone che si trovano nelle aree in prossimità dei reattori danneggiati le autorità chiedono di restare al chiuso per limitare il rischio contaminazione.