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Giappone: il dramma dei sopravvissuti

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Giappone: il dramma dei sopravvissuti

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Le vittime, le persone che mancano all’appello, le case rase al suolo. E adesso anche la neve a ricoprire le macerie dei villaggi, per lo più di pescatori, nel nord-est del Giappone. La coltre bianca rende pressoché vano ogni tentativo di trovare persone ancora in vita.

E alla tragedia si aggiunge il dramma dei sopravvissuti rimasti senza casa. Costretti a vivere negli edifici pubblici che hanno resistito prima al terremoto, poi allo tsunami. Intanto i generi di prima necessità scarseggiano e una donna di 21 anni teme per la salute della figlia di soli dodici mesi.

“Riceviamo – dice – della zuppa e una ciotola di riso da dividere fra tre persone, e alcuni snack. Sono un po’ preoccupata che mia figlia non mangi a sufficienza. Ma è meglio che non mangiare nulla”.

Le autorità della prefettura nord orientale di Miyagi continuano ad aggiornare l’elenco delle persone che mancano all’appello. Le cifre sono impressionanti: sarebbero almeno ventimila i dispersi.

Coloro che sono riusciti a salvarsi cercano di mettersi in contatto con amici e parenti, mentre c‘è chi si mobilita per ritrovare in vita i propri cari.

Come questi due genitori che hanno deciso di recarsi nei pressi del posto di lavoro del proprio figlio nella speranza di poterlo riabbracciare.

“È stato – racconta la mamma – quattro o cinque giorni fa. Qui non è molto lontano da casa. Ora cominciamo a pensare che non tornerà. Stiamo iniziando a perdere la speranza”.

Tokyo intanto è deserta. Spettrali le vie della capitale. Molti se ne sono andati, gli altri restano chiusi in casa per timore delle radiazioni nucleari.

A una giovane, raggiunta telefonicamente, abbiamo chieso se aveva in progetto di partire e lei ci ha risposto così: “Sì dovrei, ma mia sorella deve partorire fra due settimane e non è in condizioni di viaggiare, soprattutto in aereo. Quindi devo restare con lei almeno fino a quando avrà il bambino”.

Nel dramma, una storia a lieto fine. Un medico dell’ospedale di Minamisanriku che durante la catastrofe è rimasto al suo posto per aiutare i propri pazienti, è riuscito a rientrare a Sendai e assistere al parto della moglie. Il piccolo Ray sta bene.