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Giappone: due persone estratte vive, si cerca ancora

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Giappone: due persone estratte vive, si cerca ancora

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Al quinto giorno, c‘è ancora speranza: in Giappone il clima è invernale, non è facile sopravvivere, per chi si trova tra le macerie: al freddo, al buio, senza mangiare né bere né sapere se c‘è ancora qualcuno, se qualcuno arriverà.

Ma c‘è chi non perde la speranza, e improvvisamente sente voci, rumori, si ritrova fuori, su una barella, con una di quelle coperte termiche color alluminio. A Ishimaki è stato salvato un uomo, a Otsuchi un’anziana donna. Il figlio è stato appena informato:

“Sono felice, ma non completamente. Eravamo con mio padre, e lui ancora manca”.

Della tranquilla cittadina di pescatori non è rimasto quasi nulla: aveva 17.000 abitanti, ne mancano all’appello 9.000. La palestra locale è trasformata in obitorio, qui si contano i cadaveri, si preleva il DNA per procedere alle identificazioni.

Siamo sul tratto di costa più frastagliato, con molti centri, paradisi per turisti, che si affacciavano su strette insenature: l’onda di tsunami qui, e su tutto quel tratto di costa, ha avuto una potenza amplificata, con effetti devastanti.

Sono arrivati soccorritori da tutto il mondo. Qui i britannici ispezionano case e auto, marcando quelle già controllate:

“Stiamo lavorando in una squadra congiunta con statunitensi e cinesi, e l’idea è di avanzare lentamente controllando tutte le case e i veicoli, per verificare che non ci sia nessuno dentro”

Oltre agli europei – italiani compresi, presenti con un team della protezione civile -, ci sono anche statunitensi e soprattutto cinesi, nonostante rapporti bilaterali spesso difficili tra i due Paesi.

I cinesi hanno anche preannunciato aiuti finanziari per l’emergenza e la ricostruzione, che richiederà tempi lunghi e risorse notevoli.

Questo filmato amatoriale lascia facilmente intuire l’ampiezza del disastro.