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Nucleare: le inquietudini dell'Europa

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Nucleare: le inquietudini dell'Europa

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Il disastro nucleare in Giappone risveglia vecchie paure in Europa.

Nel consiglio europeo dei ministri dell’Ambiente, inquietudine e prudenza è stata espressa da più parti. La Polonia non ha nascosto che la situazione sta sollevando un forte dibattito interno, mentre il Belgio annuncia di valutare l’ipotesi di chiusura delle proprie centrali.

L’Austria che si oppone all’energia atomica, chiede test di resistenza per le centrali europee.

Nikolaus Berlakovich, ministro federale dell’Ambiente:

“La cosa più importante per l’Europa è la sicurezza. Dopo i fatti in Giappone, bisogna fare dei test per verificare se le nostre centrali nucleari sono a prova di terremoto. Bisogna fare questo tipo di test”.

L’energia nucleare, malgrado i rischi che comporta e il problema delle scorie cui non si è trovata ancora una soluzione definitiva, è considerata dalla Commissione europea come un’energia alternativa.

Nell’Europa dei 27, 15 Paesi contano centrali nucleari, in totale ci sono 146 centrali che producono il 15% del fabbisogno energetico.

Dopo il disastro in Giappone, anche la Germania si fa cauta. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha sospeso per tre mesi la decisione presa dal governo l’anno scorso di prolungare la vita di alcune centrali nucleari.

Una boutade elettorale per molti, visto che alla fine del mese si terranno le elezioni in due Lander. Anche qui nel Baden-Wuettemberg, dove sabato si è tenuta una manifestazione degli anti-nuclearisti. La protesta in programma da tempo conferma i sondaggi che danno i verdi in forte rimonta.

Nel panorama europeo, l’Italia è in controtendenza. Dopo aver bandito il nucleare alla fine degli anni 80 con un referendum, il governo Berlusconi ha deciso di reintrodurlo procedendo alla costruzione di nuove centrali.