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Gheddafi e i ribelli. Radiografia di un rovesciamento di fronte

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Gheddafi e i ribelli. Radiografia di un rovesciamento di fronte

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Appena fino a qualche giorno fa, i ribelli sembravano puntare inarrestabili verso Tripoli. L’apparente normalità che regna nella capitale libica, sembra invece ora rispecchiare il consolidamento posizioni, in cui sono riuscite le truppe fedeli al colonnello Gheddafi. Il beffardo sorriso che il rais ostenta dai muri della città appare oggi a molti come l’emblema di una sfida a interrogarsi sulle ragioni di questo rovesciamento di fronte.

A dominare la scena sono i rumorosissimi sostenitori del Colonnello. Foraggiati dai sussidi economici che il regime ha iniziato a distribuire negli scorsi giorni, sono gli unici a mostrarsi alle telecamere.

Sacche di resistenza sopravvivono anche nella capitale. I ribelli vivono però qui nell’ombra. Perseguitati e demonizzati dalla retorica della paura, cavalcata dalle autorità.

“Tutto sta andando per il meglio – è la versione dei militari riferita dal portavoce Milad Hussein -. La maggior parte delle zone che erano state attaccate sono state liberate. I ribelli non meritano neanche che si dedichino loro troppe energie: non sono altro che un branco di animali randagi, che terrorizzano i civili. Basta che ci vedano e si arrendono subito”.

Più ancora dell’esercito, a rappresentare lo zoccolo duro delle forze lealiste sono i mercenari. Almeno 25.000, secondo la Liga Libica per i diritti dell’uomo, quelli assoldati da Gheddafi. Principalmente verrebbero da Niger, Mali, Burkina Faso. Ma anche da Serbia, Siria e Ucraina. Tra quelli che si sono arresi ai ribelli, alcuni avevano appena quindici anni.

Punta di diamante delle milizie filo-governative sono le brigate Khamis che prendono il nome dal loro comandante: il figlio più giovane di Gheddafi. Unità scelte, orgoglio di Tripoli, che di fronte ad avversari impreparati e malequipaggiati, stanno approfittando al meglio di tentennamenti e divisioni della comunità internazionale.