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Lo tsunami avanza nel Pacifico, aumentano le vittime in Giappone

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Lo tsunami avanza nel Pacifico, aumentano le vittime in Giappone

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Si estende a tutto l’Oceano Pacifico l’allerta per lo tsunami scatenato dal terremoto in Giappone.
 
Nel Paese del Sol Levante, la fortissima scossa sismica e le successive onde anomale hanno provocato almeno 300 morti, la maggior parte nella città di Sendai, ma il bilancio è ancora provvisorio. Una nave con una centinaio di persone a bordo risulta dispersa e si teme sia stata travolta dallo tsunami.
 
Onde alte fino a 10 metri hanno colpito in particolare il nord-est del Paese, causando danni gravissimi. Sommerso l’aeroporto di Sendai. Nella provincia di Fukushima, il mare si è spinto fino a 5 chilometri verso l’interno. Decine di migliaia le persone evacuate.
 
Unità della marina e dell’aviazione nipponica sono state mobilitate per fare una stima dei danni e predisporre interventi di soccorso. Trenta squadre internazionali sono state allertate, affermano le agenzie dell’Onu da Ginevra.
 
Sempre da Ginevra, la Croce Rossa ha espresso forte preoccupazione per molte isole del Pacifico, che rischiano di essere sommerse.
 
Ma l’allerta riguarda quasi tutti i Paesi che si affacciano sull’Oceano: Russia e isole Curili, Cina, Taiwan, Indonesia, Filippine, Hawaii, Papua Nuova Guinea, Fiji, Nuova Zelanda e i Paesi del Centro e Sud America, mentre per l’Australia l’allarme è rientrato.
 
Sulle isole Curili, dove 11.000 persone sono state evacuate, le onde che hanno raggiunto le coste sono state di modesta entità e non si segnalano danni. Nessuna conseguenza anche a Taiwan.
 
Le immagini provenienti dal Giappone riportano alla mente quelle dello tsunami del 26 dicembre 2004, quando un sisma di magnitudo 9,3 scatenó un maremoto di enormi proporzioni che colpí l’Indonesia, la Tailandia, lo Sri Lanka e altri Stati asiatici, causando circa 200mila morti.
 
Dall’altro lato del Pacifico, preoccupazione anche in Cile, dove l’allarme fa rivivere la tragedia di un anno fa, quando una scossa di 8,8 gradi aveva innescato uno tsunami e provocato centinaia di vittime.
 
La Croce Rossa ha approntato rifugi di emergenza e generi di prima necessità nei Paesi considerati piú vulnerabili, nel caso sia necessario assistere la popolazione delle zone costiere.