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Libia: l'Europa apre ai ribelli, ma resta divisa

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Libia: l'Europa apre ai ribelli, ma resta divisa

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Sorridenti per i fotografi, ma profondamente divisi sulla crisi in Libia. Il summit straordinario del Consiglio Europeo di Bruxelles sconta le spaccature acuite nei 27 dal pressing francese degli ultimi giorni e si risolve in poco più di un appello a Gheddafi a dimettersi al più presto. Acrobatica la dichiarazione di compromesso di Van Rompuy, a proposito della richiesta di Parigi all’Europa, di seguirla nel riconoscimento delle autorità ribelli.

“L’attuale leadership libica deve lasciare il potere senza ritardi – ha detto il presidente del Consiglio Europeo -. Diamo il benvenuto e incoraggiamo il Consiglio di Transizione di Bengasi, riconoscendolo come un interlocutore politico”.

Le trattative con i ribelli sono avviate, ma per un formale riconoscimento, i ventisette prendono tempo. Priorità annunciata dal presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso è garantire la sicurezza della popolazione con tutti i mezzi possibili.

“Intensificheremo la nostra collaborazione con le organizzazioni umanitarie internazionali al fine di migliorare la situazione in Libia e ai suoi confini – ha detto -. Abbiamo già sbloccato 37 milioni di euro e inviato delle squadre sul scampo. L’agenzia europea Frontex si sta preparando a gestire un eventuale incremento dei flussi di migranti. Siamo inoltre pronti a sbloccare altri fondi”.

A frenare su qualsiasi opzione militare è soprattutto il cancelliere tedesco Angela Merkel, tra i più ostili, insieme a Italia e paesi Mediterranei, all’ipotesi di bombardamenti mirati, sostenuta dall’asse Londra-Parigi.