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Libia, gli ostacoli alla no fly-zone

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Libia, gli ostacoli alla no fly-zone

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No-fly zone sí o no? Impazienti di fermare gli attacchi dell’aviazione di Gheddafi, i ribelli a Bengasi reclamano dall’ONU l’imposizione di questa forma di intervento militare che peró comporta rischi difficili da prevedere.

Ieri al Parlamento Europeo, i rappresentanti dell’opposizione libica hanno illustrato la loro posizione favorevole, ma facendo un distinguo. Queste le parole di Mahmoud Jebril: “Se la ‘no-fly zone’ è il modo per fermare o paralizzare queste macchine di morte, allora va bene, ma a una condizione: nessuna presenza fisica di soldati stranieri sul suolo libico, la rifiutiamo totalmente.”

Anche l’Alleanza Atlantica pone condizioni per applicare una misura simile. Innanzitutto occorre la prova che l’assistenza della NATO sia necessaria, ci dice il suo segretario generale Anders Fogh Rasmussen, e poi “qualsiasi operazione della NATO dovrà derivare da un mandato dell’ONU e avere il sostegno della regione”.

Ed è qui che si rischia l’impasse, o comunque un rallentamento. La Cina e la Russia non sono convinte di approvare una risoluzione che imponga una no-fly zone alla Libia.

Questi due Paesi sono decisivi, perché fanno parte dei 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza e hanno quindi diritto di veto, a differenza dei 10 membri eletti a rotazione.

Il Consiglio è l’unico organismo dell’ONU le cui risoluzioni sono vincolanti in quanto leggi internazionali.

Perché una risoluzione sia approvata deve ottenere almeno 9 voti a favore e non ricevere alcun veto.

Il 26 febbraio il Consiglio di Sicurezza, dopo soli 4 giorni di consultazioni, aveva approvato sanzioni contro la Libia, tra cui un embargo sulle armi, restrizioni ai viaggi dei personaggi del regime e il congelamento dei beni di Gheddafi e famiglia. Ma l’ipotesi di una no-fly zone riporta alla mente il precedente contro Saddam Hussein e il fatto che il contenzioso con l’Iraq abbia portato a risultati discutibili.

Gli Stati Uniti, per non rischiare la vita dei loro militari, danno un’interpretazione ampia di questo tipo di intervento. Per il segretario alla Difesa Robert Gates “una no-fly zone deve iniziare con un attacco sulla Libia, per distruggere le sue difese aeree; è il modo giusto per imporre una no-fly zone”.

Un’altra discussione riguarda il livello di restrizioni da imporre all’aviazione di Gheddafi: il divieto di sorvolo può limitarsi alle zone ribelli oppure coprire tutto il territorio libico.

In questo secondo caso, assicurare una no-fly zone sarà un compito molto più difficile.

Intervista all’esperto: le conseguenze di un’azione militare in Libia