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Libia: l'opposizione cerca il riconoscimento internazionale

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Libia: l'opposizione cerca il riconoscimento internazionale

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“Gheddafi vigliacco, Gheddafi nemico di Allah”.

A Bengasi monta la rabbia contro Muammar Gheddafi e la folla chiede a gran voce all’ONU di imporre al piú presto una no fly-zone sulla Libia.

In questa città liberata dal controllo del regime fin dall’inizio della rivolta, si seppelliscono i militanti dell’opposizione uccisi nei combattimenti.

I morti sono avvolti nella bandiera della vecchia Libia, quella usata prima dell’avvento di Gheddafi e divenuta ora il simbolo della nuova Libia che l’opposizione vuole costruire.

Ma per costruirla e per ottenere legittimità è necessario il riconoscimento internazionale. E’ ciò che hanno chiesto due alti rappresentanti dell’opposizione libica al Parlamento Europeo.

Mahmoud Jebril ha dichiarato: “Se la ‘no-fly zone’ è il modo per fermare o paralizzare queste macchine di morte, allora va bene, ma a una condizione: nessuna presenza fisica di soldati stranieri sul suolo libico, la rifiutiamo totalmente.”

Per costruire l’alternativa a Gheddafi, l’opposizione ha dovuto unire le forze nell’Est del paese. Una delle prime voci a uscire dal coro del regime è stata quella del ministro della giustizia di Gheddafi, Mustafa Abdel-Jalil, che si è dimesso il 21 febbraio in disaccordo con la sanguinosa repressione e ha annunciato che il nuovo consiglio nazionale avrebbe convocato le elezioni entro 3 mesi.

Un annuncio troppo precipitoso, secondo l’attivista per i diritti umani Abdel Hafidh Ghoga, che prevede un processo più lungo e complicato: “Parlare di organizzare elezioni o di preparare una nuova costituzione è un passo successivo. Il tema delle elezioni arriverà dopo.”

Ai primi di marzo è stato costituito il Consiglio Nazionale Provvisorio, composto da 31 membri. E’ capeggiato da Mustafa Abdel Jalil, mentre Abdel Hafidh Ghoga ne è il portavoce.

Viene formato un Comitato di Crisi, guidato dall’ex ministro Mahmoud Jebril. Agli esteri, l’ex ambasciatore in India, Ali Essawi; alla difesa, il militare ed ex fedelissimo di Gheddafi, Omar Hariri.

Compatta nel perseguire l’obiettivo di scacciare Gheddafi, l’opposizione è d’accordo anche su un altro punto importante: preservare l’integrità territoriale della Libia, con Tripoli come capitale.