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Otto marzo di dolore per le donne dei campi per i rifugiati

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Otto marzo di dolore per le donne dei campi per i rifugiati

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Otto marzo nel campo profughi di Choucha, a ridosso del confine tra la Libia e la Tunisia. Una ricorrenza del tutto inabituale per le ceninaia di donne che vivono nella tendopoli.

In maggioranza somale e sudanesi, le donne del campo sono alle prese con problemi primari, e hanno poca voglia di parlare di celebrazioni.

“Non so se sia la giornata delle donne. Siamo in mezzo a una guerra, costretti sotto queste tende, con il vento che soffia e con tanti bambini”, dice una delle rifugiate.

“Problemi in Somalia, problemi in Libia… Non so più dove andare… Chiediamo alla comunità internazionale di fare qualcosa, e di aiutarci”, aggiunge una donna in fuga da Mogadiscio.

Una giornata come le altre, per i rifiugiati. Col passare dei giorni sempre uguali, ma con la speranza di mettere la parola fine alle sofferenze.

In Libia hanno perduto ogni cosa, perfino la voglia di festeggiare una giornata come questa; perchè la parola festa perde ogni significato in mezzo a tante difficoltà.