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Egitto, la rivolta dimentica i diritti delle donne

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Egitto, la rivolta dimentica i diritti delle donne

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Le donne egiziane non hanno esitato a battersi, a fianco degli uomini, per ottenere le dimissioni del presidente Mubarak. Del milione di persone che per diciotto giorni hanno occupato Piazza Tahrir, nel centro del Cairo, un quarto erano donne. Un fatto di rilievo storico in un paese in cui la disuguaglianza tra i sessi è ancora saldamente radicata.

“Uomini e donne sono uguali, hanno gli stessi diritti, sia nell’Islam che nel Cristianesimo. Noi donne abbiamo il diritto di parlare e il mondo ci deve ascoltare”.

Hanno subito la repressione del regime tanto quanto gli uomini. Ma a Piazza Tahrir, si sono battute anche per ottenere pari diritti: “Sono felice per questa protesta. Sento che qui siamo tutti egiziani. Non musulmani o cristiani, ma egiziani. Non uomini o donne. Siamo tutti egiziani”.

Eppure, con la fine delle proteste, le donne sono scomparse dalle scena politica. La commissione incaricata di redigere la nuova costituzione è composta unicamente da uomini. E secondo alcuni, l’emendamento all’articolo 75, che recita: “Il presidente dell’Egitto deve avere genitori egiziani e non può sposare una donna non egiziana”, altro non è che un veto contro la candidatura di una donna a capo dello stato.

Un centinaio di associazioni, tra le quali il centro egiziano per i diritti delle donne, hanno proposto di sostituirlo con la formula: “Non può sposare un non egiziano”. Un tentativo di impedire che anche nella rivolta egiziana, come è accaduto troppo spesso in passato, le riforme vengano fatte a spese delle donne.

> I Fratelli musulmani vogliono escludere donne e copti dalle presidenziali in Egitto, Nehad Abul Kosman, presidente Centro egiziano per diritti donne-