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Libia, l'opzione militare resta sul tavolo

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Libia, l'opzione militare resta sul tavolo

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L’opzione militare in Libia: per il momento soltanto un’opzione. Ma il riposizionamento della flotta americana indica che qualcosa si sta muovendo.

La portaerei USS Kearsage e la nave anfibia USS Ponce, passate mercoledì dal canale di Suez, sono arrivate a Creta, con 800 marines a bordo e una flotta di elicotteri.

Le basi Nato nel Mediterraneo renderebbero possibile un intervento militare in tempi rapidi, anche se l’Alleanza atlantica non prevede al momento un’azione in Libia, soprattutto a causa della contrarietà della Turchia. Fa sapere però che si prepara a ogni eventualità.

All’incirca lo stesso concetto espresso dal presidente americano Obama:

“Le violenze devono terminare – ha detto – Mohammar Gheddafi ha perso la legettimità come leader e deve lasciare. Ciò di cui voglio essere sicuro è che gli Stati Uniti abbiano una piena capacità di azione, potenzialmente rapida, se la situazione dovesse degenerare in modo da scatenare una crisi umanitaria”.

Di crisi umanitaria hanno discusso anche i ministri degli esteri di Francia e Gran Bretagna. Londra, in particolare, preme per instaurare una no-fly zone sui cieli libici. Il ministro degli esteri, William Hague: “Crediamo che la comunità internazionale, inclusi gli Stati Uniti e gli altri nostri partner, dovrebbero continuare a prepararsi a ogni eventualità, inclusa la creazione di una no-fly zone per rispondere efficacemente all’evolversi degli eventi”.

Più prudente la Francia, secondo la quale un intervento della Nato in Libia non sarebbe visto di buon occhio tra i paesi della sponda sud del Mediterraneo. “Sarebbe controproducente”, sostiene il ministro Alain Juppé, che tuttavia aggiunge: “Date le minacce del colonnello Gheddafi, dobbiamo metterci in condizione di agire. Ed è per questo che abbiamo dato il nostro assenso a pianificare una zona di esclusione aerea sulla Libia”.