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"Sì a raid mirati". Da Bengasi i ribelli aprono all'Onu

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"Sì a raid mirati". Da Bengasi i ribelli aprono all'Onu

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Prove tecniche di collaborazione fra oppositori di Gheddafi e comunità internazionale. In apparenza archiviato il rifiuto del sostegno esterno, dal Consiglio dei ribelli di Bengasi è emersa una prima apertura all’eventualità di un’azione coordinata. Linea che sfonderebbe la porta da giorni spalancata, soprattutto da Washington e Londra.

Formula in grado di strappare il via libera, ha detto il portavoce del Consiglio, sarebbe quella di raid aerei mirati sotto l’egida dell’Onu.

E proprio contro le Nazioni Unite è tornata a prendersela in un’intervista il secondo-genito di Gheddafi, Saif Al-Islam. “Le sanzioni adottate contro di noi – è tornato a ripetere – nascono da una falsa rappresentazione dei media. Andate a verificare e scoprirete che non abbiamo mai attaccato Tripoli”.

La protesta prosegue intanto nella sua avanzata. Sempre più isolate, le ultime roccaforti forze-filo governative si concentrano ormai intorno alla capitale.

Riusciti nell’organizzazione lampo delle proprie risorse, le forze ribelli continuano a preparare la spallata finale. Diecimila gli uomini che dalla sola Ajdabiya dicono di attendere appena un cenno per marciare su Tripoli.