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Libia: Bengasi tra paura e speranza

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Libia: Bengasi tra paura e speranza

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Mentre Bengasi seppellisce le ultime vittime della rivolta della scorsa settimana, tra la commozione e le preghiere, si diffonde la voce di un attacco contro il villaggio di Brega a circa 200 km di distanza. Immediatamente la resistenza di rimette in moto. Le armi antiaeree, nelle mani degli insorti, vengono posizionate sul lungomare, puntate verso il cielo. I ribelli sono decisi a dare battaglia se l’aviazione fedele a Gheddafi dovesse intervenire.

Poi la notizia dei combattimenti che infuriano a Brega. Gli insorti avrebbero respinto le forze del Colonnello. Riuniti nella piazza principale gli uomini apprendono la notizia e gioiscono.

Mohamed Elhami, euronews: “Il morale è alto dopo le informazioni secondo le quali Brega è tornata nelle mani dei rivoluzionari. Il consiglio militare conferma di essere capace di fermare qualsiasi attacco”.

Una nuova vittoria dunque per la rivoluzione. E gli uomini di Bengasi, che l’hanno iniziata, sono più determinati che mai e fieri dei loro fratelli di Brega.

“Gli uomini di Gheddafi – dice un uomo – non possono entrare nella regione. Ed è perché abbiamo uomini che sfideranno il dittatore qualsiasi cosa egli faccia”.

La determinazione è tanta. Ora i ribelli di Bengasi vogliono aiutare gli altri insorti. Mentre alcuni controllano la costa, gli altri si accalcano nel centro di reclutamento.

“Siamo qui – racconta un uomo – per essere addestrati da ex ufficiali dell’esercito, per liberare Tripoli e i suoi sobborghi”.

Ma far cadere Gheddafi nen sembra essere affatto semplice.