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Iran: la repressione del regime

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Iran: la repressione del regime

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“Moubarak, Ben Ali e ora Khamenei!” Questo lo slogan scandito dai manifestanti la scorsa notte a Chiraz. Senza giornalisti stranieri a testimoniare quanto sta avvenendo in Iran, resta solo internet a

raccontare la protesta contro il regime. Dura la repressione: numerosi, secondo alcuni siti d’opposizione, gli arresti. Dieci persone sarebbero state falsamente accusate di traffico di droga e per questo impiccate.

Acuni medici iraniani sostengono che Teheran abbia utilizzato gas chimici proibiti contro i manifestanti e hanno inviato una lettera di denuncia al segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon.

Da Parigi, Ahmed Maleki, ex viceconsole iraniano a Milano dimessosi il mese scorso, ha accusato Ahmadinejad di essere pronto a fare una

carneficina piuttosto che rinunciare al potere:

“Siamo arrivati a capire che questo regime non concederà alcun tipo di riforma e non ascolterà nessuno, neppure i membri principali dell’establishment religioso che sono stati esclusi e non possono in alcun modo far sentire la loro voce.

Per noi è impossibile immaginare che le riforme e il cambiamento possano arrivare dall’interno del sistema”.

L’ex diplomatico è nipote dell’ayatollah Medhi Karrubi che dalla scorsa settimana è ai domiciliari esattamente come Mir Hossein Mussavi. E ancora oggi il Parlamento iraniano ha chiesto che i due vengano processati come traditori. Il loro arresto ha scatenato la protesta. Mussavi e Karrubi fanno paura al regime e le autorità li hanno posti ai domiciliari, ma c‘è anche chi parla di una loro incarcerazione.

Le manifestazioni in loro sostegno intanto proseguono come dimostra questo video di Youtube

o l’attacco, nella notte tra lunedì e martedì, alla residenza dell’ambasciatore iraniano a Parigi.

Questa la testimonianza, raccolta al telefono, di una delle organizzatrici della protesta: “Per noi si tratta di sostenere le manifestazioni contro il regime e di sostenere i prigionieri politici. Vogliamo contestare l’arresto di Mussavi e di Karrubi”.