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Libia, si discute l'opzione di una "no fly zone"

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Libia, si discute l'opzione di una "no fly zone"

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Istituire o meno una no fly zone in Libia: è questo il dibattito che occupa le cancellerie occidentali. Una decisione potrebbe essere presa dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, dove i tempi si annunciano lunghi; oppure da una cosiddetta coalizione dei volenterosi.

In un caso o nell’altro, la scelta si annuncia difficile. Ne è consapevole il presidente americano Obama e anche il segretario generale delle Nazioni Unite.

Dopo aver incontrato l’inquilino della Casa Bianca, Ban Ki Moon ha detto che Gheddafi ha perso la sua legittimità nel momento in cui ha dichiarato guerra al suo popolo. Definendo la situazione inaccettabile, ha rinnovato il suo appello al leader libico affinché presti ascolto alle richieste della popolazione.

Ma la risata di scherno del colonnello, durante un’intervista con l’emittente ABC, è una chiara indicazione che non intende darsi per vinto.

“Tutto il popolo mi ama e sarebbe disposto a morire per me”, ha detto, tornando ad attribuire a influenze esterne la ribellione in atto nel paese.

La tv di stato libica ha mostrato le immagini delle armi che le milizie fedeli a Gheddafi avrebbero strappato lunedì ai ribelli durante i combattimenti a Misurata, nel tentativo, andato a vuoto, di riprendere la città.

Il raiss è isolato da buona parte del paese. I suoi uomini controllano ancora Tripoli, e poche altre città come Sirte e Nalut. Ma le zone tratteggiate in arancione sulla carta, a ovest e a est della capitale, sono nelle mani dei ribelli.

Impedire un’offensiva aerea del regime limiterebbe le vittime civili, ma richiederebbe interventi militari di cui non tutti, nella comunità internazionale, sono disposti ad assumersi i rischi.