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Libia: gli scenari possibili

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Libia: gli scenari possibili

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Dopo il discorso delirante della scorsa settimana e dopo essere nuovamente apparso venerdì sulla piazza Verde, appare poco probabile che Gheddafi lasci.

Scenari come quello egiziano o quello tunisino sembrano esclusi e quelli che si profilano lasciano ben poco spazio all’ottimismo.

Il primo scenario possibile, forse il più rischioso, è quello di una guerra civile, una guerra fra le tribu ribelli che si oppongono al regime e quelle fedeli al Colonnello. Le rivalità storiche e la diffusione delle armi sono fattori potenzialmente molto pericolosi.

Nel clan Gheddafi inoltre soffia il vento della vendetta e del desiderio di proseguire nella lotta fino al raggiungimento dell’obiettivo.

Come testimoniano le immagini del figlio del Colonnello Saif mentre dà disposizioni alle forze dell’ordine promettendo più armi, assicurando loro la vittoria ed esortandole e respingere i ribelli.

Ma i sostenitori di Gheddafi non saranno quasi certamente tanto numerosi da schiacciare i rivoluzionari e il rischio è che il Paese venga diviso in due. Uno scenario che ricorda la Somalia, con una parte del Paese sotto il controllo dll’opposizione e un bastione, Tripoli, nelle mani di Gheddafi.

Un’altra ipotesi è quella di un colpo di Stato militare. Negli ultimi giorni l’esercito ha abbandonato alcune basi, mentre molti militari si uniscono all’opposizione.

Le defezioni si moltiplicano anche tra i dirigenti politici. L’immagine più simbolica è stata quella del delegato libanese all’Onu, ex uomo di Gheddafi che, in lacrime, ha scelto di dimettersi raccogliendo l’approvazione di tutti i colleghi.

Il regime si appoggia essenzialmente sui mercenari e sul proprio apparato di sicurezza. La diserzione di alcune unità dell’esercito potrebbe accelerare l’esito della rivolta ma è poco probabile che queste, anch’esse con legami tribali, agiscano tutte allo stesso modo.

Altro scenario possibile, anche se per ora poco credibile, è quello di un intervento militare straniero che però verrebbe definito ‘azione umanitaria’, come già avvenuto in passato.

L’Unione europea e la Nato hanno già discusso come, eventualmente, intervenire.

Il dibattito si è concentrato sull’aspetto umanitario, ma il Segretario Generale della Nato Rasmussen ha accennato ad altre possibilità: “La NATO ha risorse che possono essere usate in simili situazioni e la NATO può favorire e coordinare i singoli Stati membri che volessero prendere l’iniziativa”.

La possibilità di un intervento aereo, come avvenne contro la Serbia durante la guerra in Kosovo, dunque non è esclusa.