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Le donne e l'istruzione

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Le donne e l'istruzione

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Gli eventi che celebrano la giornata internazionale delle donne ci rammentano che in molte parti del mondo alle ragazze non è garantito lo stesso accesso all’istruzione che ai ragazzi. In Cambogia una scuola va in direzione opposta, dando alle bambine l’opportunità di studiare. Ci spostiamo poi in Norvegia per seguire un progetto che promuove la carriera scientifica tra le studentesse. Parliamo infine con una scienziata spaziale, a Londra.

- Happy Chandara, la scuola “trampolino”

In Cambogia, metà della popolazione ha meno di diciotto anni. Il Paese ha perso il 90 per cento degli intellettuali durante il genocidio dei Khmer rossi che ha fatto oltre due milioni di morti.

Visto che gli insegnanti sono pochi, le scuole pubbliche danno corsi a tempo parziale, le classi sono affollate. Happy Chandara è un istituto nato nel 2006 per iniziativa dell’associazione francese “Tutte a scuola”.

Il centro accoglie oggi 580 studenti, di cui 31 ragazzine che restano dal lunedì al venerdì nel collegio. Destinato ai più poveri, ha appena aperto le sue porte quest’anno. Molte ragazze in Cambogia sono costrette a matrimoni combinati o sono vittime di abusi. La scuola serve da protezione e anche da trampolino. Qui non ci accontenta di insegnare a leggere e a contare: i corsi sono in tre lingue, khmer, francese e inglese, s’insegna l’informatica, lo sport, la danza.

- Norvegia, scienziate come “modelle”

Far sfilare le scienziate è solo uno degli approcci creativi al centro Renate in Norvegia. Il centro si trova nella città di Trondheim, nell’università tecnica ed è stato avviato dal ministero norvegese per l’eguaglianza e l’integrazione. I sette dipendenti del Renate lavorano assiduamente su nuove idee per convincere sempre più ragazze a scegliere le scienze e la tecnologia.

Spesso delle studentesse di facoltà scientifiche visitano le scuole per parlare alle allieve delle loro materie di studio e per suscitare in loro l’interesse in professioni spesso viste come maschili.

- Maggie Aderin-Pocock, la bambina che sognava lo spazio

Alcune donne riescono ad andare oltre i limiti del mondo dominato dagli uomini. La dottoressa Maggie Aderin-Pocock è una scienziata spaziale che sta trasmettendo le sue conoscenze e la sua esperienza alla nuova generazione di futuri astronomi.

“Fin da piccola ho voluto essere una scienziata spaziale”, dice, “vedevo cartoni sullo spazio, sentivo parlare di gente come Yuri Gagarin e Neil Armstrong”. “Credo che molte ragazze siano tagliate fuori dalla carriera scientifica perché la vedono come qualcosa di maschile e non immaginano, se soprattutto sono giovani e affascinanti, di entrare in questo campo. Devono essere incoraggiate. L’immagine comune è quella del vecchio scienziato dai capelli grigi”.