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I ribelli a un passo da Tripoli. Cade anche Zawia

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I ribelli a un passo da Tripoli. Cade anche Zawia

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Monta, avanza, si organizza e si arma. Forte dell’unanime condanna internazionale, la protesta in Libia prende sempre più coraggio e si avvicina a Tripoli.

La visita a Zawia organizzata dal regime per dimostrare ai giornalisti di avere in pugno la situazione, si è rivelata un autogol.

La città appare ormai in mano ai ribelli: ultima di un elenco, che loro stessi snocciolano con orgoglio Tobruk, Benghasi e Misurata le roccaforti della rivolta, che da ovest accerchia ora la capitale anche con Zuara e la stessa Zawia, a una cinquantina di chilometri appena.

Alto, però, il prezzo di sangue pagato. Un’emergenza che ha costretto a improvvisare la sepoltura di numerosi cadaveri in uno spiazzo in mezzo alla strada.

“Sono qui da tre giorni e ho visto sparare addosso a 24 persone – spiega un medico sul campo -. Milizie con armi pesanti e proiettili devastanti, che esplodono una volta penetrati nel corpo. Ventiquattro persone sono morte così. E tante altre sono rimaste ferite… Non sappiamo più come gestire la situazione… Sparavano anche qui…”.

Alcuni dei miliziani fedeli a Gheddafi sono stati fatti prigionieri dagli insorti. Circa 2000 quelli che ancora circonderebbero la città. Un sostegno ostentato alle telecamere, a cui farebbe tuttavia da contraltare un’altrettanto nutrita fronda di agenti e militari, che avrebbero voltato le spalle al Rais e sposato la protesta.