ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Libia: Tripoli calma, cresce la pressione su Gheddafi

Lettura in corso:

Libia: Tripoli calma, cresce la pressione su Gheddafi

Dimensioni di testo Aa Aa

Calma tesa a Tripoli, dopo un’altra notte di spari: stamattina nella capitale libica, nelle zone centrali, circolavano le automobili e non si notavano particolari misure di sicurezza. Il centro della città è ancora in mano alle forze governative, le scuole, alcuni negozi di alimentari e i distributori di benzina hanno riaperto.

Di notte però diventa estremamente pericoloso circolare, si sentono spari anche nelle vie centrali.

Le fasi più accese, con l’arrivo trionfale dei ribelli, si sono svolte invece in alcuni sobborghi della capitale: lì i combattimenti sono in corso, e viste le forze in campo potrebbero durare a lungo.

Le milizie governative controllano gli ingressi in città: si tratta di libici, ma anche mercenari. A Tripoli, ma anche in altre località, come a Zouara, 120 chilometri ad ovest, dove le milizie filo-governative hanno circondato la città, la situazione è in evoluzione, ma un’evoluzione che potrebbe trasformarsi in stallo. Proprio per evitare una lenta agonia del Paese, la comunità internazionale tenta di accelerare la caduta del regime: con le sanzioni decise delle Nazioni Unite e prossime al varo anche da parte dell’Unione europea, e con la pressione politica. “La repressione di Gheddafi avrà conseguenze”, ha detto Catherine Ashton, a capo della diplomazia europea; “uso della forza inaccettabile”, le ha fatto eco il russo Lavrov; “Gheddafi deve andarsene”, ha detto Barack Obama. Se ne andrà, come ha fatto l’egiziano Mubarak? La domanda è stata posta al figlio riformista del dittatore libico, Seif Gheddafi, e la risposta è chiara: “no”