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Yemen: cresce il numero delle vittime, tribù si uniscono alla protesta

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Yemen: cresce il numero delle vittime, tribù si uniscono alla protesta

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Sono saliti a quattro i morti di ieri ad Aden, la città portuale nello Yemen meridionale, mentre la protesta prosegue anche nella capitale Sana’a e a Taiz. Qui i funerali di una persona rimasta uccisa da una bomba la scorsa settimana si sono trasformati rapidamente in una furiosa protesta contro il regime del Presidente Ali Abdullah Saleh, al potere da 32 anni. Per i morti di Aden è accusata la polizia, ma le autorità smentiscono e affermano che a sparare sia stato un gruppo secessionista. Altri morti si sarebbero registrati a Sana’a e ancora Taiz, per un totale di sette vittime ieri, una ventina dall’inizio delle proteste.

La situazione dello Yemen è complicata dal secessionismo di alcune regioni del nord e del sud, a saleh era finora considerato un alleato cruciale per l’occidente, perché impegnato nella lotta contro le basi di Al Qaida.

I suoi sostenitori, che hanno manifestato ieri a Sana’a senza entrare in contatto con gli oppositori, vedono in Saleh l’unico possibile garante dell’unità nazionale. Ma quei morti spaccano il fronte filo-governativo: oggi le due più importanti tribù del Paese, compresa quella dello stesso presidente Saleh, hanno annunciato la propria adesione alla protesta.