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Tripoli quasi accerchiata. Bombe sulle città vicine

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Tripoli quasi accerchiata. Bombe sulle città vicine

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Tripoli resiste ma la protesta sembra avvicinarsi e accerchiarla a tenaglia. Mentre immagini amatoriali mostrano una città messa a ferro e fuoco nella notte, testimonianze parlano anche di squadroni della morte governativi, che seminerebbero il panico e violenterebbero le donne. Si moltiplicano intanto le fonti, che accreditano in migliaia il numero delle vittime.

Dopo la Cirenaica, nell’est del paese, i manifestanti avrebbero ormai assunto anche il controllo di Zuara, ad appena un centinaio di chilometri ad ovest di Tripoli.

Cresce, intanto, l’esodo al confine occidentale del paese. Un fiume di già 30.000 tunisini ed egiziani, che si ingrossa di pari passo con i bombardamenti, che secondo testimoni sul campo si sarebbero in mattinata intensificati sulla città di Zawia, tra Zuara e la stessa capitale.

“A Tripoli – dice un uomo che ha appena varcato la frontiera -, anche al centro della città, ci sono ormai moltissime vittime… Tunisini, egiziani… Lasciano morire i feriti per strada… Io ho perso degli amici… Cinque dei miei amici sono stati uccisi”.

Epicentro della contestazione prossimo al confine con l’Egitto, Bengasi resta invece in mano ai manifestanti, che hanno istituito dei comitati del popolo armati.

Sempre ad est di Tripoli, le forze governative avrebbero intanto ripreso ad attaccare per riconquistare la città di Misurata.