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Europa indecisa sulle sanzioni alla Libia

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Europa indecisa sulle sanzioni alla Libia

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“Unione europea, perché questo silenzio?” I manifestanti arrivati a Bruxelles per porre questa fastidiosa domanda rimproverano all’Europa la sua cautela nel denunciare il massacro avviato da Gheddafi in Libia.

Le divergenze tra i Ventisette hanno dato un’immagine di debolezza dell’Unione Europea nei confronti del vicino e fornitore di idrocarburi che si trova sull’altra sponda del Mediterraneo.

Ieri i Ventisette hanno deciso peró di aumentare la pressione su Gheddafi, in seguito alla riunione del comitato politico e di sicurezza dell’Unione Europea, il cui portavoce riferisce: “L’Unione ha concordato che tutti i 27 Stati membri esprimano grave preoccupazione per la situazione in corso e abbiamo anche deciso di impegnarci a prendere ulteriori misure se la situazione persiste.”

In pratica, l’Unione Europea ha allo studio tre tipi di sanzioni contro Gheddafi:

- il congelamento dei beni;

- divieti o restrizioni ai viaggi nell’Unione Europea;

- l’embargo sulle armi.

I Ventisette hanno già sospeso le forniture di armi e di materiali militari a Tripoli, e martedí Catherine Ashton ha annunciato la sospensione dei negoziati su un accordo bilaterale UE-Libia. Per l’Europa la posta in gioco è rilevante.

E’ necessario evacuare dalla Libia circa 10mila cittadini europei prima di appplicare sanzioni che potrebbero metterli in pericolo. Si tratta, per la maggior parte, di lavoratori di aziende europee che hanno investito in Libia, in particolare nel petrolio e nel gas.

La Libia esporta verso l’Europa l’85% della sua produzione energetica. Alcuni governi temono di subire ripercussioni economiche imponendo sanzioni. E’ in particolare il caso dell’Italia, che riceve da Tripoli il 10% del proprio fabbisogno di gas. Senza dimenticare che la Libia è uno dei principali partner commerciali del Bel Paese,dove, tra l’altro, possiede partecipazioni in varie aziende.