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Un leader eccentrico e brutale, l'Occidente apre gli occhi su Gheddafi

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Un leader eccentrico e brutale, l'Occidente apre gli occhi su Gheddafi

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“Chi attacca la costituzione merita la pena di morte, la meritano tutti coloro che cercano attraverso la forza o attraverso qualsiasi mezzo illegale di cambiare la forma di governo”.

“Non ho dato l’ordine di sparare sulla gente, ma se sarà necessario lo farò e bruceremo tutto”.

“Ve ne pentirete, ma il rimorso non vi servirà, chi ha una casa di vetro non lancia sassi, chi siete voi? E’ ora di mettersi al lavoro! E’ l’ora dell’invasione. E’ l’ora della vittoria, non indietreggeremo, andiamo avanti, rivoluzione, rivoluzione!”.

Rieccolo il “cane pazzo”, come lo definì Ronald Reagan. Muhammar Gheddafi ha minacciato la sua popolazione in un discorso in cui ha affermato che morirà da martire piuttosto che lasciare il Paese ai ribelli. Parole deliranti di un uomo malato di megalomania?

“Credo che occorra prendere sul serio le sue minacce”, dice Christian Mallard, caporedattore della redazione esteri di France3. “Sapete che Gheddafi è imprevedibile, incoerente, uno dei suoi ambasciatori un giorno mi ha detto e cito, assume delle sostanze che riducono la sua lucidità a poche ore al giorno. Non dimentichiamo che è un despota sanguinario che dalla sua ascesa al potere 42 anni fa ha sempre seminato paura e usato la repressione”.

Gli avvenimenti in corso fanno aprire gli occhi ai Paesi occidentali, finora interessati piuttosto a stringere accordi economici col rais. Un uomo che al di là del carattere eccentrico, come testimoniano le sue apparizioni in pubblico, regna da 42 anni esercitando un potere brutale.

L’Italia e la Francia in particolare gli aprono le braccia, permettendogli di installare le sue tende a Roma e a Parigi. Il leader della rivoluzione, nemico dell’imperialismo negli anni 70 e 80, dal 2003 è infatti un amico, dopo aver preso le distanze dal terrorismo. Silvio Berlusconi lo fa anche sedere al tavolo del G8 dell’Aquila.

“Da lontano appare come un eccentrico, un buffone”, afferma lo psicologo Philip Jaffé, “ma quando lo si osserva bene si capisce che è una persona squilibrata con tratti da megalomane, un grande narcisismo e una paranoia che sembra essersi amplificata nel corso degli anni”.

Un potere costruito sul controllo delle masse e attraverso la manipolazione delle tribù libiche e dei loro capi. In questo modo Gheddafi ha impedito lo sviluppo di qualsiasi forma di opposizione, anche nell’esercito, arrogandosi il grado di colonnello.