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Il petrolio della Libia


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Il petrolio della Libia

La Libia non è la Tunisia né l’Egitto. La sua ricchezza più importante è nel sottosuolo. Il petrolio è una manna che, se da una parte rende meno decisa la reazione degli occidentali, dall’altra serve come scusa al regime. Il figlio del Colonnello intanto minaccia:

“Dovrete migrare dalla Libia perché l’estrazione del petrolio si interromperà, le compagnie petrolifere lasceranno la Libia, gli stranieri lasceranno la Libia, i pozzi petroliferi si bloccheranno e domani non ci sarà petrolio.”

Dal 2004, anno del ritorno della Libia sulla scena internazionale, dopo gli accordi di Lockerbie, la rinuncia di Tripoli al proprio programma nucleare e il suo impegno nella lotta all’immigrazione clandestina, le relazioni con l’Europa funzionano bene, grazie soprattutto all’oro nero.

In Africa, la Libia è il quarto produttore di petrolio. Ne esporta un milione e mezzo di barili, di cui l’80% in Europa. L’acquirente principale è l’Italia, seguita da Germania, Francia e Spagna.

Più della metà del Prodotto interno lordo libico inoltre, è assicurato dalle entrate provenienti da petrolio e gas. Le esportazioni toccano il 95% della produzione. Le sue riserve sono le più importanti del continente ma rappresentano soltanto il 3% delle riserve mondiali.

Il che fa dire a molti analisti che, in caso di collasso, l’Europa potrebbe comunque sopravvivere senza petrolio libico. Più complicata invece la situazione italiana la cui economia è legata a doppio filo a quella dell’ex colonia.

La Libia ha partecipazioni in diversi gruppi italiani: nel gigante petrolifero ENI, nel gruppo aeronautico Finmeccanica, in Unicredit, in Fiat e perfino nella Juventus. Partecipazioni che in totale ammontano a 3,6 miliardi di euro.

Per il popolo libico, un eventuale crollo del regime avrebbe ripercussioni sul business del petrolio e la gente ne pagherebbe le conseguenze. Anche se finora non ne ha mai tratto i benefici che avrebbe potuto.

Così Kim Howells, ex sottosegretario al ministero degli Esteri: “C’erano talmente tanti soldi provenienti dal petrolio che potevano essere spesi per iniziare a far stare la gente meglio di quanto stia oggi. Ciò che è incredibile è che qualcuno sia rimasto al potere per 40 anni e non l’abbia fatto”.

La minaccia, quella del figlio del Colonnello, viene agitata nei due sensi e frena gli slanci da una parte e dall’altra.

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