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Accordo al G20. Braccio di ferro sul tasso di cambio

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Accordo al G20. Braccio di ferro sul tasso di cambio

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Un primo passo per scongiurare nuove crisi. Il vertice dei ministri delle finanze del G20 organizzato a Parigi dalla presidenza di turno francese e allargato ai governatori delle banche centrali si è chiuso con un affollata foto di famiglia e un accordo sui futuri indicatori che dovranno misurare gli squilibri economici globali.

Il documento finale è un compromesso frutto di una discussione serrata ma come ha spiegato il ministro delle finanze francese Christine Lagarde è il primo traguardo centrato. “Nei prossimi incontri dovremo trovare le linee guida da mettere in campo e politiche comuni nel rispetto della diversità delle posizioni e delle situazioni dei diversi paesi coinvolti”

Tra gli indicatori che faranno parte del paniere vi sono il deficit e il debito pubblico, il risparmio privato l’andamento delle partite correnti e i tassi di cambio sui quali come ha ammesso Christine Lagarde “la discussione è stata accesa e il suo esito incerto fino all’ultimo”.

La Cina ma anche il Brasile e la Russia vi si opponevano. Il documento finale prevede l’inclusione del tasso di cambio ma lascia fuori dagli indicatori le riserve che per la Cina, grande paese esportatore ammontano a ben 2700 miliardi di dollari.

Alcuni manifestanti hanno protestato contro la politica dei paesi industrializzati che in combutta con banchieri e organismi internazionali non avrebbero fatto nulla di concreto per fermare la speculazione sulle materie prime che ha ridotto in povertà le fasce piu deboli della popolazione di molti paesi.