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La rivolta della Libia contro il "paradosso Gheddafi"

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La rivolta della Libia contro il "paradosso Gheddafi"

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Le manifestazioni in Libia riaccendono i riflettori sul “paradosso Gheddafi”: presidente inesistente, sulla carta privo di qualsiasi autorità, che da oltre 40 anni governa con pugno di ferro il paese più ricco dell’Africa settentrionale. Unico titolo formalmente conservato è quello di “Guida della rivoluzione”.

“La rivoluzione culturale” come l’ha lui stesso chiamata, seguita al colpo di stato con cui fra l’agosto e il settembre del 1969 ha deposto il sovrano Idris I. Otto anni dopo l’ufficiale proclamazione della “Repubblica araba socialista di Libia”.

Definizione celebrativa di un’architettura istituzionale negli ultimi 40 anni rimasta sostanzialmente invariata e fedele ai suoi principi fondanti: un mix di teorie islamiche e socialiste, ad uso e consumo di una dittatura di fatto, incentrata sul rigetto della democrazia parlamentare e il bando dei partiti politici.

Solo di recente, un’accelerazione delle riforme, sospinta dai venti di insurrezione provenienti dall’Egitto. Una politica di concessioni improvvisate e a macchia di leopardo, che secondo i critici non farebbe pero che tradire l’affanno di Gheddafi.

Contraddizioni che si rispecchiano fra l’altro nel trattamento riservato alle donne: da una legge del 1984 riconosciute libere di divorziare e sposarsi liberamente, ma nelle consuetudini dello stesso rais, declassate ad amazzoni da accompagnamento.

Punta di un iceberg di contraddizioni, che giorno dopo giorno sembrano erodere la solidità, della granitica Repubblica di Gheddafi: più ricco stato dell’Africa settentrionale, che a una natalità record, affianca il più alto tasso di disoccupazione della regione.

La fotografia scattata da molti analisti lo interpreta come inevitabile frutto di un sistema sociale e politico, in cui tutto passa per i clan i legami familiari. Assenti i partiti e trasformati i sindacati in corporazioni, mancherebbero cioè gli strumenti per l’organizzazione e la canalizzazione di una vera protesta antisistema.

Una debolezza cavalcata dallo stesso Gheddafi, che non a caso ha di recente moltiplicato i contatti con le tribù e investito sulla politica del “dividi et impera”. In crescita, ma frammentato, il malcontento sembra insomma non poter confidare che nel prezioso alleato della rivolta egiziana e tunisina: il tam-tam via Internet.