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Il ruolo dell'Egitto nella stabilità regionale

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Il ruolo dell'Egitto nella stabilità regionale

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Gli egiziani si sono liberati di Hosni Mubarak, ma l’Egitto rinuncerà anche al ruolo di garante della stabilità regionale? E potrebbe rivedere gli accordi di pace firmati con Israele nel 1979? No, stando alla dichiarazione del consiglio supremo delle forze armate il 13 febbraio: “La Repubblica egiziana è vincolata agli accordi regionali e internazionali”.

Una dichiarazione rassicurante indirizzata in particolare al vicino israeliano. La reazione del primo ministro Benjamin Netanyahu non si è fatta attendere: “Il governo israeliano accoglie favorevolmente l’annuncio dell’esercito egiziano, ossia che il Paese continuerà a rispettare i trattati di pace con Israele”, ha detto Netanyahu.

Durante i diciotto giorni di manifestazioni in Egitto, gli israeliani hanno temuto di perdere un vicino e alleato affidabile alla loro frontiera meridionale. Ma alcuni analisti israeliani prevedono relazioni meno cordiali, perfino tese, tra i due Paesi. E’ l’opinione del politologo israeliano Efraim Inbar, direttore del centro per gli studi strategici Begin-Sadat. “Non credo che la democrazia in Egitto, se le elezioni saranno vinte dai fratelli musulmani, porterà pace e stabilità”, afferma Inbar.

Al Cairo, sede della Lega Araba, il suo segretario generale, l’egiziano Amr Moussa, rispondendo a ha Euronews, ha affermato che il mantenimento degli accordi di pace con Israele non è in discussione. Quanto al ruolo dei fratelli musulmani Moussa sostiene che “come avete visto chiaramente in tutte le manifestazioni che si sono svolte nelle ultime settimane, i fratelli musulmani erano una parte e non il tutto e non avranno la leadership del Paese”.

L’organizzazione dei fratelli musulmani ha annunciato che intende costituire un partito politico appena le condizioni lo permetteranno. Fondata nel 1920 era messa al bando, ma tollerata, sotto Mubarak.