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Immigrazione, si teme scenario "all'albanese"

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Immigrazione, si teme scenario "all'albanese"

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Lampedusa, 6 mila abitanti, e quasi altrettanti immigrati clandestini sbarcati nel giro di una settimana. Più della metà sono già stati trasferiti in vari centri d’accoglienza sparsi sul territorio nazionale.

Per l’Europa, è il primo contraccolpo delle rivolte nel mondo arabo.

L’isola siciliana di Lampedusa dista meno di 150 chilometri dalla Tunisia. È quindi l’approdo naturale per i tunisini in fuga da città come Zarzis o Tatauin, dove i tassi di disoccupazione sono alle stelle. Questi giovani, quasi tutti uomini, affrontano il mare e investono il poco che hanno per il sogno di trovare un lavoro in Europa: “Non abbiamo paura di andare da Djerba a Lampedusa – dice uno di loro -. Abbiamo passato ventiquattr’ore su una nave in mare… Abbiamo pagato quasi 2 mila dinari, quasi 1.500 euro”.

Sabato il governo italiano ha decretato lo stato d’emergenza umanitaria. In tutta fretta è stato anche riaperto il centro di prima accoglienza di Lampedusa, che ospita ormai più di 2 mila persone. Quasi tutti tunisini. Perché arrivino proprio adesso, è presto detto: “Abbiamo paura della rivoluzione che abbiamo fatto – spiega un altro giovane in un italiano stentato -, perché nulla è cambiato dal 14 gennaio. Tutti quelli che sono qui non chiedono niente, chiedono solo di avere la possibilità di trovare un lavoro in Europa”.

Torna quindi l’incubo immigrazione in un’Italia che aveva chiuso le frontiere dopo il controverso accordo con la Libia. Il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione fra i due paesi ha portato a un drastico calo dei flussi di clandestini dopo il 2008.

La nuova ondata migratoria ha quindi colto Italia ed Europa di sorpresa. Mario Marazziti della Comunità di Sant’Egidio insiste sul fatto che non si tratta solo di un problema italiano: “Penso sia giusto che ora, in questa crisi internazionale, si apra immediatamente un tavolo negoziale europeo per decidere chi possa aiutare l’italia a portare questo peso”.

Un peso che potrebbe crescere, se la rivoluzione egiziana avrà lo stesso effetto. Marazziti non è il solo a prevedere per i prossimi mesi uno scenario “all’albanese”.