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Egitto: un futuro da scrivere

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Egitto: un futuro da scrivere

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L’Egitto ha chiuso con l’era Mubarak, ma ha un futuro tutto da scrivere. Il paese cerca di ritornare lentamente alla normalità e di ritrovare l’ordine sociale e politico. L’ex presidente del Club dei giudici:

-“Penso sia necessario valutare il sistema nel suo complesso, per la semplice ragione che quello che è accaduto non si deve ripetere in futuro”.

-“Il nostro obiettivo è sensibilizzare i giovani, in modo che conoscano la costituzione e possano rivendicare i propri diritti” -dice uno dei leader della mobilitazione.

Si cancellano lentamente i segni della rivolta. Gli egiziani chiedono nuove regole, e giustizia. I ministri del governo ora possono lasciare il paese solo con uno speciale permesso del procuratore. Alcune impressioni raccolte per le strade della capitale:

-“Mubarak se n‘è andato via con 70 miliardi di dollari, ma noi abbiamo guadagnato l’Egitto. Siamo noi i vincitori. Un giorno recupereremo questi soldi. Non importa quanto tempo ci vorrà. Porteremo davanti alla giustizia tutti i corrotti”.

-“Dobbiamo essere uniti e lavorare per il paese. E canto all’Egitto: sei il mio paese, la mia gioventù, i miei sogni, la mia aria e i miei giorni”.

Mentre la vita riprende, restano tanti interrogativi, come ci racconta il nostro inviato al Cairo, Mohamed Abdel Azim:

“Il popolo fa cadere il regime”. È’ il titolo dell’ex giornale del governo. Questo vuol dire che il sisma che ha colpito il paesaggio politico egiziano è stato di una violenza e di una forza estrema.

La questione che si pone ora è: quale sarà il ruolo dell’istituzione militare e dei Fratelli Mussulmani?