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Manifestanti al Cairo puntano a sedi istituzionali

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Manifestanti al Cairo puntano a sedi istituzionali

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La piazza Tahrir, al Cairo, è sempre piena di gente. E la situazione sembra diventare più tesa. Il prossimo venerdì di preghiera è stato già definito ll “venerdì dei martiri” dai leader dell’opposizione. Il messaggio inviato dalla folla è che il tempo del negoziato con il presidente Hosni Mubarak è finito:

“Non abbiamo paura anche se ci sono stati casi di tortura – dice Abde Rahman Samir, del Movimento 25 gennaio – Non abbiamo paura e resteremo qui a protestare fino a che non avremo rovesciato il regime e Mubarak non sarà partito. È in atto una escalation nelle manifestazioni, stiamo estendendo l’area delle proteste ai luoghi sensibili”.

Questi luoghi sensibili sono le sedi istituzionali. Davanti al Parlamento c‘è un sit-in da due giorni, il Primo ministro ha preferito abbandonare il suo ufficio. Intanto la Casa Bianca ha definito insufficienti i cambiamenti avviati dal governo. Indicazione cui il ministro degli Esteri egiziano ha risposto accusando Washington di voler imporre la propria volontà.

“Se gli abitanti del Cairo continueranno a protestare – dice il nostro inviato al Cairo Mohamed Abdel Azim – provocheranno forse un vero terremoto qui nella capitale. Che cosa succederà in questo caso dopo, nessuno lo può prevedere”.