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Arabia saudita e Cina: no interferenze Usa in Egitto

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Arabia saudita e Cina: no interferenze Usa in Egitto

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Alle pressioni statunitensi replicano Arabia saudita e Cina. Il re saudita ha chiamato il presidente americano Obama per dirgli che è pronto a sostenere Mubarak, se Washington dovesse sospendere i suoi aiuti finanziari all’Egitto.

Il secondo avverimento giunge da Pechino, con l’auspicio che l’Egitto possa decidere il suo futuro autonomamente, senza interferenze da parte di paesi stranieri.

Parole che suonano come musica alle orecchie del ministro degli esteri egiziano, che in un’intervista ha detto di sperare che tutti siano abbastanza razionali da capire che i cambiamenti devono avvenire in modo graduale. “Una svolta troppo brusca – ha detto – comporterebbe rischi enormi per l’Egitto, potrebbe generare caos e violenza. E non sopporterei di vedere il mio paese sprofondare in questo vortice di violenza”.

Per Washington, mostrare solidarietà ai manifestanti egiziani senza voltare le spalle al vecchio alleato Mubarak diventa ogni giorno più difficile.

Ieri un portavoce del Dipartimento di stato aveva detto che le autorità del Cairo devono dimostrare con i fatti di operare per la transizione democratica. E aveva spiegato come il vice presidente Biden lo abbia fatto presente a Suleiman: l’America si aspetta passi concreti e irreversibili dal governo egiziano, gli stessi che invocano i manifestanti.